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I domini della criminalità organizzata

Camorra, impresa e canzoni: cultura di malavita


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Camorra, impresa e canzoni: cultura di malavita
09/02/2012, 16:02

NAPOLI – Ne stiamo parlando da tanto, lo abbiamo detto e ridetto, presentato denunce ma, come profeti di escatologica memoria, sulle nostre parola orecchie da mercante, come recita il proverbio. Poi, tutto di un colpo, nell’ambito di certosine investigazioni della procura napoletana sulla camorra e sul legame che la lega all’imprenditoria e alla canzone, torna alla ribalta il nostro telegomorra che tranquillamente potrebbe diventare il sequel del fortunato libro di Saviano. E se l’antimafia nazionale lancia chiaro l’allarme su imprenditoria e camorra, un legame più che mai saldo che continua a fruttare ingenti tesori ai clan, la procura napoletana guidata da Sandro Pennasilico raccoglie e rilancia con un allarme sociale vero e proprio rappresentato da alcuni cantanti detti neomelodici che inneggiano alla malavita organizzata, ne cantano le gesta di sangue, ne idolatrano il capoclan. L’ultimo allarme è stato lanciato dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo che, nell’ambito dell’attività investigativa che ha portato all’esecuzione di 41 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di elementi di spicco dei clan dell’area vesuviana, ha sottolineato l’attività investigativa nei confronti dei messaggi illeciti insiti in alcune canzoni dei neomelodici. Un legame pericoloso che rende alla società una realtà distorta un messaggio altamente diseducativo per tanti ragazzi che crescono ed imitano. In maniera particolare la procura napoletana ha puntato i riflettori sulla canzone “O Capoclan” di Nello Liberti, al secolo Aniello Imperato, uno dei tanti ragazzi dall’ugola d’oro cresciuti in realtà di degrado e malavita, senza modelli reali, ma solo eroi distorti la cui unica legge è scritta sui bossoli dei proiettili. Questa è telegomorra, e grazie ad alcuni imprenditori televisivi accondiscendenti questi messaggi vengono diffusi e vanno a rappresentare quel life-model che tanta vergogna ci procura tutti i giorni.

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di Rosario Lavorgna
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