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Camorra, in manette 10 persone appartenenti al clan Casella

In galera anche la moglie del capoclan della zona Est

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Camorra, in manette 10 persone appartenenti al clan Casella
28/06/2011, 13:06

NAPOLI - Dieci persone, ritenute appartenenti al clan camorristico dei Casella attivo nella zona Est del capoluogo campano, sono state arrestate dai carabinieri. I destinatari dell'ordinanza cautelare in carcere sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e spaccio di stupefacenti. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i militari dell'Arma hanno identificato capi e principali elementi di spicco dell'organizzazione criminale documentando, anche con le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, alleanze con i clan Sarno, Mazzarella e Contini. Accertato il controllo sulle estorsioni a commercianti, piccoli imprenditori e gestori dei cosiddetti 'scassi sotto i ponti' usati per la compravendita di parti di autovetture, da demolire o rubate, e smantellate due piazze di spaccio di droga. Tra gli arrestati, Domenico Casella e Massimo Di Siena, capi del gruppo criminale, e Patrizia Ippolito, moglie di Vincenzo Sarno, lo storico capo dell'omonimo clan per anni egemone a Napoli. Tra i pentiti del clan Casella, che per conto dei Sarno controlla il rione Luzzati secondo la Dda partenopea, c’ è Vincenzo Casella, detto Giò Giò. Alcune sue dichiarazioni le riportava Roma due mesi fa: Oltre ad avere accusato i suoi cinque fratelli, quattro dei quali arrestati, il pentito Luigi Casella si è anche raccontato svelando il suo ruolo di morte nell’organigramma criminale della cosca di Ponticelli: «Ero un killer per conto del clan Sarno, ma avevo anche il compito di guardaspalle armato di mio zio Salvatore Casella, di cui ero il pupillo». Il collaboratore di giustizia ha anche confermato quanto raccontato alcuni mesi fa da Vincenzo Sarno detto “Enzuccio” e avrebbe partecipato all’agguato mortale contro Gennaro Busiello: un 40enne conosciuto negli ambienti di malavita come “’o caino” perché per un breve periodo aveva collaborato con la giustizia insieme con la moglie, vittima della lupara bianca poco prima della morte del marito. Le dichiarazioni di Casella, pentitosi nel 2009, sono state fondamentali nell’inchiesta a carico dei cinque fratelli,Giuseppe, Vincenzo, Antonio, Domenico ed Emanuele. “Mimmuccio” è riuscito a sfuggire alla cattura.


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di Davide Gambardella
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