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E' finita la latitanza di Mariano Riccio tra i 100 wanted

Camorra: in manette capo clan Amato-Pagano -video

Mariano Riccio era latitante dal 2011

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Camorra: in manette capo clan Amato-Pagano -video
04/02/2014, 08:42

Il ministero dell’Interno lo aveva inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi. E’ Mario Riccio, detto Mariano, considerato il capo-clan degli Amato Pagano, parente di Cesare Pagano, storico capo di Scampia. Era latitante dal 2011, con una condanna a 16 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e droga. Ad arrestarlo gli uomini della Squadra Mobile di Napoli e del servizio centrale operativo della Polizia, che lo hanno bloccato all’interno di un’abitazione a Qualiano, dove l’uomo viveva con la compagna e la figlia minorenne. Non era armato al momento dell’arresto e non ha opposto resistenza: i militari gli hanno sequestrato anche una somma pari a 6.500 euro, che aveva con sé in casa, un’abitazione di un solo piano, dotata di impianto di videosorveglianza. Un plauso " alle forze della squadra Mobile di Napoli è arrivato dal viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, che ha esultato per quella che ha definito  "un'ottima notizia, che arriva dopo una serie di altri arresti eccellenti che stanno stringendo il cerchio intorno alle organizzazioni criminali che operano in Campania".

Il profilo criminale del boss

Il giovane boss Mariano Riccio, arrestato quest'oggi dalla polizia a Qualiano, nel Napoletano, comincia la carriera criminale dal gradino più basso: nel 2008, finisce in un'inchiesta antimafia come “sentinella” nella piazza di spaccio di Via Cupa Sant'Antimo, a Melito.

Il fidanzamento e il matrimonio, poi, con la figlia del boss Cesare Pagano fanno di lui l'uomo di fiducia del padrino per la gestione degli immensi interessi economico-criminali del clan in provincia di Napoli. Riccio è il “luogotenente” più fidato di Pagano fino al suo arresto, avvenuto nel 2010. In quell'occasione, Mariano Riccio si trovava con lui, nella villetta circondata dagli agenti della Squadra Mobile partenopea. Fu arrestato e poi scarcerato.

Negli ultimi tempi, avendo intuito che le ricerche si stavano facendo sempre più pressanti, il ricercato aveva ordinato a parenti e amici di non usare più il cellulare. I “pizzini”, proprio come Bernardo Provenzano, erano il suo sistema di “comunicazione” con l'esterno. La latitanza non gli aveva però impedito di “allargare” la propria area di influenza anche su Marano dove, dicono alcuni confidenti delle forze dell'ordine, ci sarebbe stato addirittura un inizio di scontro con gli ultimi discendenti della famiglia mafiosa dei Nuvoletta che non avrebbero affatto “tollerato” quest'invasione di campo. Il suo “braccio armato” era Antonio Mennetta, il giovane – ventisette anni appena – che venne intercettato in carcere mentre confidava alla mamma che voleva “diventare imperatore di Scampia”.

Riccio era stato anche “identificato”, durante le indagini che avrebbero portato alla cattura di suo suocero, Cesare Pagano, mentre acquistava nelle edicole notturne di Napoli le prime copie dei giornali di cronaca nera e giudiziaria che tanto interessavano al papà della fidanzata.

Con lui è in galera, lo scettro era passato a quest'ambizioso e spregiudicato 24enne condannato a sedici anni di carcere per associazione mafiosa e traffico di droga. Le indagini ora proseguiranno per individuare i complici e i conniventi che gli hanno dato appoggio finanziario e logistico (tra la Calabria e il Lazio, soprattutto) durante la sua latitanza durata ben tre anni.

a cura di Simone di Meo e Maria Grazia Romano

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di Redazione
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