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Pubblicata la relazione annuale su criminalità organizzata

Camorra, la Dna: clan sempre più frammentati

L’arresto dei boss ha sgretolato i gruppi malavitosi

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Camorra, la Dna: clan sempre più frammentati
09/03/2011, 18:03

NAPOLI - I clan della camorra sono sempre piu' frammentati. Questa la fotografia dell'organizzazione scattata dalla relazione annuale della Dna, direzione nazionale antimafia, sulle attivita' svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Dna stessa nonche' sulle dinamiche e strategie della criminalita' organizzata di tipo mafioso nel periodo che va dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2010. In particolare, la Dna ricorda come sia ''noto che il fenomeno criminale tradizionalmente riconducibile alla Camorra si caratterizza per una peculiare frammentazione delle sue variegate aggregazioni delinquenziali. Senza la pretesa di voler analizzare aspetti che una consolidata osservazione di tipo criminologico ha avuto il merito di approfondire, puo' dirsi che il modello organizzativo prescelto dai vari gruppi camorristici che hanno radicamento nei territori in questione (e che pero' coltivano al contempo concreti interessi di respiro internazionale) e' di tipo orizzontale, individuandosi una miriade di centri decisionali in grado di dare forma a strategie criminali piu' o meno complesse, talvolta proiettate in periodi medio-lunghi, piu' spesso ancorate al conseguimento di obiettivi immediati''. La frammentazione dei clan, evidenzia la relazione, ''e' senz'altro piu' evidente nell'ambito del territorio metropolitano (che non ricomprende solo il territorio della citta' di Napoli, ma che si estende ai popolosi comuni che la circondano, costituendone una sostanziale continuazione) ove il contesto sociale -caratterizzato, tra l'altro, da una densita' demografica tra le piu' alte nel mondo- ed il tessuto economico-produttivo (in larga misura polverizzato in una miriade di attivita' commerciali) favoriscono forme di aggregazione criminale di particolare fluidita', in grado di controllare capillarmente ambiti territoriali, i quali, pur essendo poco estesi, si caratterizzano per un elevato numero di micro-insediamenti produttivi e di micro-attivita' economiche: e' allora evidente che i mercati legali vengono inevitabilmente e progressivamente ad essere condizionati dai metodi di tipo mafioso propri di tali sodalizi criminali''. Ma le piu' recenti investigazioni dimostrano che anche ''la tradizionale solidita' delle organizzazioni camorristiche nate lontano dall'area metropolitana (ove e' piu' decisamente sviluppata la grande distribuzione di prodotti agricoli ed industriali o dove sono piu' frequenti gli interventi di speculazione edilizia e comunque in territori nei quali e' piu' intenso il condizionamento degli apparati politico-amministrativi) e' destinata a confondersi in un continuo fenomeno di scissione interno ad esse, alimentato dall'indebolimento delle tradizionali leadership, oggi forse meno in grado di svolgere una funzione aggregante in seno a tali organismi criminali. Cio' si ricava non solo dal verificarsi di episodi cruenti la cui interpretazione va evidentemente ricondotta al disgregarsi di gruppi un tempo coesi, ma viene riferito pure da numerosi collaboratori di giustizia, la cui narrazione e' talvolta di notevole valore conoscitivo in ragione del ruolo gia' da essi ricoperto all'interno del sodalizio''. Insomma, conclude la relazione, ''accentuato pluralismo dei luoghi decisionali (ormai sempre piu' lontani da rigide strutture verticistiche) e versatilita' nelle forme di accaparramento di risorse economiche e nelle modalita' di infiltrazione nei pubblici apparati costituiscono connotati costanti di tutte le forme di aggregazione criminale di tipo camorristico che oggi conosciamo''.

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di Redazione
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