Cronaca / Nera

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In manette i ‘pezzi da 90’ e anche un carabiniere

Camorra: maxiblitz nell’area Nord, sgominati tre clan


Camorra: maxiblitz nell’area Nord, sgominati tre clan
27/11/2009, 18:11

NAPOLI – Sono 33 gli arresti eseguiti all’alba di oggi nel Napoletano dalla polizia giudiziaria, in ottemperanza di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli posta in esecuzione dai pm della Direzione distrettuale antimafia. Si tratta di personaggi affiliati a tre clan attivi nell’area nord di Napoli; gli arrestati, temendo le intercettazioni, avevano escogitato un ‘codice’ ed evitavano di nominare le persone coinvolte, ricorrendo ai soprannomi.
In manette, tra gli altri, sono finiti Stefano Ranucci, 40 anni, Pasquale Puca, 45 anni, e Antonio Verde, 39 anni, figlio di Francesco Verde, il capo storico del clan, detto ‘’o negus”. I tre sono considerati dagli inquirenti della Dda i vertici dei clan omonimi attivi nella zona di Sant’Antimo. In carcere anche Vincenzo Marrazzo, 45 anni, il cui clan è attivo a Casandrino, territorio di influenza anche di altri due boss arrestati, Biagio D’Agostino e Antonio Silvestre, rispettivamente 46 e 42 anni, ai vertici del sodalizio camorristico dei D’Agostino-Silvestre. Tra gli arrestati vi sono anche Eduardo Nuvoletta, figlio del capo camorra Angelo Nuvoletta, ma anche Giacomo D'Aniello ed Emilio Mazzarella, entrambi ritenuti esponenti del clan dei Casalesi.
Fra i 33 arrestati c’è anche un brigadiere dei carabinieri: è indagato per favoreggiamento e corruzione, aggravati dalla finalità di avere agevolato il clan D’Agostino-Silvestre. Il sottufficiale dell’Arma, in servizio presso la stazione di Grumo Nevano (Napoli) avrebbe in diverse occasioni ricevuto da Franca Orsini (arrestata, moglie di Silvestre) e da Biagio D’Agostino, tramite la Orsini, “somme di denaro di importo non precisato o comunque ne accettava la promessa, - spiega Alessandro Pennasilico, coordinatore della Dda, - al fine di compiere o per aver compiuto più atti contrari ai propri doveri d’ufficio, assegnatamente consistiti nel fornire e comunque nel promettere ai predetti di fornire loro sistematicamente notizie ed informazioni coperte da segreto o comunque attinenti alle indagini”.
Le indagini hanno appurato che il clan D’Agostino-Silvestre, in passato vicino ai Ranucci e successivamente legato a quello dei Puca, a seguito degli accordi con i clan storici di Sant’Antimo era riuscito ad accaparrarsi una percentuale del 20% sulle attività illecite nel territorio. Gli indagati, nel corso delle conversazioni telefoniche tra di loro, utilizzavano un ‘linguaggio cifrato’ per timore delle intercettazioni. Così Ranucci era chiamato ‘Stefania’, Franca Orsini diventava ‘Panzarotto’, Luigi Di Spirito era ‘Adolfo Celi’ e Francesco Scarano era ‘quello del teatro’.

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di Nico Falco
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