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CAMORRA: MINACCE PER INDURRE A RITRATTARE UN PENTITO, IN MANETTE MADRE E FIGLIA


CAMORRA: MINACCE PER INDURRE A RITRATTARE UN PENTITO, IN MANETTE MADRE E FIGLIA
23/01/2009, 21:01

Induzione al silenzio o al mendacio con l’aggravante del metodo mafioso, questo il reato che ha spinto il gip del Tribunale di Napoli ad emettere, su richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia, una ordinanza di custodia cautelare, una ordinanza di custodia cautelare a carico della ventottenne Rita Grimaldi e della sessantatreenne Rosa Granato. I due arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza della sezione di Polizia giudiziaria della Procura. La Granato e la Grimaldi, rispettivamente madre e figlia, sono accusate di avere minacciato una donna, madre della convivente di un collaboratore di giustizia per tentare di ottenere che la convivente del pentito ritrattasse le accuse formulate nel corso di un procedimento penale a carico, tra gli altri, proprio di Rita Grimaldi. Secondo gli inquirenti le due arrestate agli inizi di dicembre si erano recate presso l’abitazione della suocera del pentito per chiederle, in modi non certo gentili, di convincere la figlia a ritrattare le accuse. Rita Grimaldi è la sorella di Giuseppe Grimaldi e la cugina di Pasquale Grimaldi, entrambi in passato esponenti del clan camorristico capeggiato da Pasquale Pezzella, attivo a Frattamaggiore, ed uccisi nell’ambito della guerra di camorra scatenatasi nella zona dieci anni fa. Rita Grimaldi è accusata di partecipazione ad associazione camorristica, concorso in detenzione e porto di armi da guerra, tra cui bombe a mano. Tra le fonti di prova raccolte a suo carico c’erano anche i racconti della convivente del collaboratore di giustizia, che inoltre aveva fornito importanti dichiarazioni su diversi episodi delittuosi inquadrabili nell’ambito della guerra tra clan opposti a Frattamaggiore. Spiega la Procura in una nota firmata dal capo della Dda Franco Roberti che "si tratta di una delle prime applicazioni dell'art. 377 Bis (introdotto dalla legge del cosiddetto giusto processo) che ha lo scopo di tutelare soprattutto la libertà di autodeterminazione dei collaboratori di giustizia, punendo tutti i tentativi di ottenere che il collaboratore non deponga dinanzi all'autorità giudiziaria, ovvero, deponga il falso". Aspetto preso in seria considerazione dalla Procura, il fatto che le due indagate, madre e figlia, si fossero rivolte ad una persona che era estranea ai fatti: non potendo arrivare alla convivente del collaboratore di giustizia, in località protetta, hanno deciso di rivolgersi alla madre con “una odiosa minaccia trasversale”. Rita Grimaldi e Rosa Granato sono state rinchiuse nel carcere femminile di Pozzuoli.

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di Nico Falco
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