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Camorra, operazione della DIA a Capodrise


Camorra, operazione della DIA a Capodrise
11/03/2011, 10:03

Nel prosieguo delle attività investigative che hanno portato al sequestro della villa di MUSONE Vittorio, 58enne di Capodrise (CE), attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Viterbo (fine pena nel 2013), la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, ha eseguito un ulteriore decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione, ai sensi della normativa antimafia, in estensione del provvedimento già eseguito qualche settimana fa, su proposta del Direttore della D.I.A., Generale dei Carabinieri Antonio GIRONE.
Le attività investigative connesse all’esecuzione del primo provvedimento avevano evidenziato come, sul terreno oggetto del sequestro in Capodrise (CE), era stato realizzato un immobile con mansarda, locali seminterrati con giardino con annesse pertinenze ed ulteriori 2 autovetture.
Il valore dei beni sottoposti a sequestro, considerando anche quelli già sequestrati lo scorso febbraio, sulla base di una stima effettuata dall’Amministratore Giudiziario, ammonta complessivamente a circa 1 milione di Euro.
MUSONE Vittorio, soprannominato o’ patanaro e ritenuto uno dei capi del clan c.d. dei “MAZZACANE”, è stato colpito, nel 20.11.2007, unitamente ad altri, da una misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, Dr. Lucio ASCHETTINO, e prima ancora da analogo provvedimento, emesso dall’Ufficio GIP 22°, a firma della dr.ssa Anna Laura ALFANO.
Nell’ambito del primo procedimento sopracitato, l’assunto accusatorio era costituito da molteplici dichiarazioni di operatori economici relative ad una incessante azione estorsiva effettuata “a tappeto” dal MUSONE e dai suoi coimputati ai danni di imprenditori edili e delle concessionarie di autovetture operanti in Caserta.
Il quadro probatorio si rileva dalle dichiarazioni sia delle parti lese che avevano ammesso i pagamenti delle tangenti che dei collaboratori di giustizia, ma in primis le prove sono contenute in tre diversi manoscritti e pen drive, debitamente sequestrati, riportanti la contabilità dell’organizzazione criminosa del clan Belforte, tra cui le annotazioni relative alle “entrate” derivanti dalla riscossione delle tangenti.
Nell’ambito del secondo procedimento, risulta, invece, indagato, in concorso con altri, per l’omicidio di PICCOLO Giovanni avvenuto alla fine degli anni Novanta a Marcianise (CE). PICCOLO Giovanni era il fratello di Antimo, ucciso nel novembre 1986 (strage di San Martino) e Angelo assassinato nel marzo del 1986 a Casoria.

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di Redazione
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