Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Noi collaboratori lasciati soli dallo Stato

Camorra: Schiavone, non mi pentirei nuovamente

Il boss: "Abbiamo interrato rifiuti da Baia a Pozzuoli"

.

Camorra: Schiavone, non mi pentirei nuovamente
24/08/2013, 10:45

NAPOLI - Sono quelle dichiarazioni che mai ti aspetteresti di sentire da un super boss della camorra, da uno dei mammasantissima del clan dei Casalesi, il sodalizio più potente e radicato d'Europa. "Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, e moralmente". Queste le prime parole di Carmine Schiavone, pentito di camorra dal 1993, cugino di Francesco Schiavone, detto Sandokan, ed uno dei padri fondatori del clan di Casal di Principe. "Ero uno dei capi della cupola - continua Schiavone - ma mi sono pentito davvero perché altrimenti quelle carte lì non le avrei mai scritte. Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente perché in Italia non c'era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo". Poi lo sfogo del padrino: "Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo come un cane rognoso, perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso che io sparassi". Poi il mea culpa del boss: "Nella mia vita ho sbagliato e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle". Poi Schiavone rende una delle confessioni senza precedenti: "Abbiamo avvelenato la terra  con i rifiuti tossici interrati da Baia Domizia a Pozzuoli". Poi il bosso conclude: " Ricordevole bene: la mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico, sia a livello elettorale. L'organizzazione mafiosa non morirà mai".

Commenta Stampa
di Rosario Lavorgna
Riproduzione riservata ©