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Camorra: sequestro beni imprenditore, ampliati immobili


Camorra: sequestro beni imprenditore, ampliati immobili
18/03/2010, 12:03

NAPOLI - Erano stati notevolmente ampliati nel corso degli anni gli immobili sequestrati a Cipriano Chianese, l'avvocato-imprenditore ritenuto vicino alla camorra. I beni erano sfuggiti al provvedimento di requisizione, attuato su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei suoi confronti nel settembre dello scorso anno e relativi ad un patrimonio complessivo del valore stimato di 78 milioni di euro, in quanto Chianese aveva dimostrato di aver acquistato la villa di Sperlonga (Latina), in Via Campo delle Monache e la palazzina di Parete (Caserta), al Corso Vittorio Emanuele, in epoca precedente il suo coinvolgimento in attivita' collegate a clan camorristici del Casertano. La Dia di Napoli, pero', ha continuato le indagini, accertando che i beni immobili erano stati a suo tempo acquistati dall'imprenditore a prezzi ritenuti irrisori rispetto al loro attuale valore di mercato. Chianese, infatti, nel corso degli anni aveva fatto eseguire notevoli lavori di ampliamento degli edifici. La villa di Sperlonga, in particolare, e' costituita oggi da 21 stanze con annessa piscina. ''Per dimostrare che i miglioramenti degli immobili erano avvenuti in anni in cui e' dimostrato il rapporto di Chianese con la malavita organizzata, - ha spiegato il capocentro della Dia di Napoli, Maurizio Vallone - ci siamo serviti anche di rilievi aerofotogrammetrici 'storici', risalenti cioe' agli anni 80' e 90', che documentano inequivocabilmente che i beni in questione erano decisamente aumentati di volume con il passare del tempo''. Cipriano Chianese, titolare della discarica Resit, e' agli arresti domiciliari perche' accusato di una estorsione di decine milioni di euro ai danni del Commissariato per l'emergenza rifiuti ottenuti con la minaccia di bloccare gli impianti che gestiva in localita' Scafarea, a Giugliano (Napoli). L'imprenditore si sarebbe illecitamente appropriato di somme dovute ai comuni di Parete e Giugliano quale contributo per il ristoro ambientale. Per esigere i pagamenti, in alcuni casi non dovuti, avrebbe intimato la riduzione dei conferimenti o la sospensione di quelli gia' stabiliti. In questo modo avrebbe conseguito, accusano gli investigatori della Dda di Napoli, anche un'autorizzazione illegale all'esercizio di una discarica su un sito che sarebbe stato attrezzato mentre era sottoposto a sequestro.

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di Redazione
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