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Camorra, sequestro da 10 mln di euro ai fratelli Candurro

Operazione della Dia di Napoli, colpo al clan Misso

Camorra, sequestro da 10 mln di euro ai fratelli Candurro
14/06/2016, 08:49

Beni per dieci milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Napoli ai fratelli imprenditori Giuseppe e Vincenzo Candurro ritenuti legati al clan Misso del quartiere Sanità di Napoli. Il personale della Direzione investigativa antimafia ha messo i sigilli, complessivamente, a 21 immobili, tra appartamenti, magazzini, terreni e autorimesse; 8 società (tra cui la Girosa immobiliare e la Candurro Group); al 50% di un garage tra i più grandi della città di Napoli; a una rivendita di tabacchi e valori bollati nella provincia di Salerno; a 20 veicoli (tra auto e moto), a 47 depositi bancari e a 11 polizze assicurative. I provvedimenti sono stati emessi dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli. Le indagini hanno preso spunto dall’analisi di operazioni finanziarie sospette che hanno indotto gli investigatori ad approfondire la posizione patrimoniale di due soggetti che sono risultati storicamente legati al clan camorristico operante nel rione Sanità.

Dalle accurate investigazioni esperite, avvalorate anche da una Rogatoria Internazionale presso Istituti Bancari Elvetici, i Candurro  sono risultati a pieno titolo esponenti di vertice del sodalizio criminoso  che non solo risulta aver occupato militarmente e controllato la vita e l’organizzazione sociale del quartiere Sanità, ma è stato anche uno dei più importanti gruppi camorristici della città, in quanto, a partire dagli anni ’80 e fino al 2000, ha determinato le strategie e gli assetti criminali di Napoli.

In particolare, Vincenzo Candurro, detto “Enzo 'o barbiere”, titolare in origine di una barberia in via Anticaglia (nel centro storico di Napoli) e poi diventato il cassiere e uomo di fiducia del boss, è stato condannato per il delitto previsto dall’art. 416 bis c.p., in quanto facente parte di una associazione per delinquere di tipo camorristico - promossa da MISSI Giuseppe.

Il fratello Giuseppe, invece, è indiziato per il delitto previsto dall’art. 648 ter c.p., per avere impiegato in attività economiche denaro di provenienza delittuosa, riconducibile alle attività criminali realizzate dal clan MISSO.

 

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di Redazione
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