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La Cassazione gli dà ragione

Cancro al cervello per il cellulare


Cancro al cervello per il cellulare
18/10/2012, 15:45

La Corte di Cassazione ha dato ragione a Innocente Marcolini, 60 anni di Carpenedolo, ex dirigente d'azienda. E' stato l'uso continuo del cellulare per motivi di lavoro a sviluppare il tumore benigno al trigemino, la sua è una malattia professionale. I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso dell'Inail costretta a versare al dirigente una pensione per una invalidità all'80 per cento.

"Volevo solo che venisse riconosciuto il legame che c'era tra la mia malattia e l'uso del cellulare e del cordless - haspiegato Marcolini - volevo che questo problema diventasse di dominio pubblico perché molte persone non sanno ancora il rischio che corrono parlando a lungo al cellulare senza utilizzare l'auricolare, oppure tenendolo infilato nella tasca dei pantaloni". 

Nel 2002 gli viene diagnosticato un tumore benigno al trigemino sinistro. "Per dodici anni - spiega - sono stato direttore finanziario e del personale di una multinazionale bresciana. Ero sempre al telefono, o meglio al cellulare e al cordless: facevo telefonate continue, almeno 5 o sei ore al giorno. Sempre con il cellulare attaccato all'orecchio. Il vivavoce lo usavo solo in auto". Tutto normale fino all'estate del 2002: "Mi sono alzato con un formicolio al mento, come se fossi stato anestetizzato. Mi sono rivolto al medico di base che mi ha indirizzato al pronto soccorso e poi ho fatto una risonanza magnetica. Era il 2 luglio, dopo tre ore di risonanza magnetica il medico mi ha spiegato il problema: neurinoma del ganglio di Gasser, un tumore benigno al nervo trigemino sinistro".

"Mi ricordavo le lezioni alle medie del professore di Educazione tecnica che parlava del rischio delle onde elettromagnetiche. Sono partito da quelle conoscenze e poi ho navigato in Internet e ho maturato la convinzione che i miei problemi di salute fossero legati al lavoro, all'uso continuo del telefono senza fili. Non mi ero ammalato perchè sfortunato, ma c'era una ragione nella mia malattia". La sua grinta l'ha portato alla vittoria dei giorni scorsi.



 

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di Veronica Riefolo
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