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Antonino Troia assicurò il supporto logistico alla strage

Capaci, revoca del 41 bis: privo di adeguata motivazione

L'uomo, 70enne malato, non ha più relazioni con Cosa Nostra

Capaci, revoca del 41 bis: privo di adeguata motivazione
18/06/2012, 18:06

ROMA - Con una decisione a sorpresa, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha deciso di togliere le restrizioni del 41 bis (il cosiddetto "carcere duro") ad Antonino Troia, boss mafioso di Capaci e condannato all'ergastolo per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Il suo ruolo fu quello di assicurare il supporto logistico al gruppo che preparò l'esplosione. In particolare, come boss della zona in cui si sarebbe svolto l'attentato, conservò l'esplosivo utilizzato per l'attentato.
La richiesta di revoca del 41 bis era stata presentata dai legali del boss.

AGGIORNAMENTO ORE 18:57

Ad Antonino Troia non sarà applicato più il 41 bis, ma resterà ancora per un periodo sottoposto ad alta sorveglianza. E' stata questa la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che ha revocato all'uomo accusato di essere coinvolto nel delitto di Capaci il regime di carcere duro. Il boss non sarà ancora tra i detenuti ordinari, anche se non sarà più sottoposto al regime riservato ai mafiosi. La sentenza del Tribunale di Sorveglianza potrà essere impugnata dalla Procura antimafia o dalla Procura generale di Roma. Il rinnovo del 41 bis era stato uno dei primi atti firmati dal ministro della Giustizia Paola Severino lo scorso 30 novembre. Nel provvedimento di revoca del 41 bis si legge che Antonino Troia "è stato giudizialmente riconosciuto capo della famiglia mafiosa di Capaci e in quanto tale responsabile della strage del 23 maggio 1992 e della commissione di altri quattro omicidi consumati nel 1991. E' quindi delineato un ruolo sicuramente di rilievo accertato fino al 1992". Eppure gli è stato revocato il regime di carcere duro perché "privo di adeguata motivazione". Nel provvedimento è scritto anche che "la perdurante operatività della famiglia mafiosa non risulta invece comprovata e nessuna delle vicende riportate dal decreto ministeriale appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell'interesse dell'organizzazione a intessere indebiti collegamenti con Troia". Quindi "va disposto l'annullamento del decreto ministeriale emesso il 30 novembre 2011". I giudici rilevano che appare "illegittimo il giudizio richiesto dall'articolo 41 bis esclusivamente sul ruolo esercitato 20 anni fa da persona che oggi, 70enne e malata, e sottoposta da 19 anni a rigorosissimo e afflittivo regime penitenziario non ha più avuto relazione diretta o indiretta con un'organizzazione che, pur nell'ambito di Cosa nostra, non è noto se sia localmente attiva e soprattutto in qualsiasi modo ancora legata a interessi riconducibili a Troia".

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di Antonio Rispoli ed Emanuele De Lucia
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