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Ce l'aveva con il PM del caso Marta Russo

Capezzone condannato per aver definito un PM "teppista"


Capezzone condannato per aver definito un PM 'teppista'
12/02/2010, 15:02

ROMA - La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali dell'attuale deputato e portavoce del Pdl Daniele Capezzone, confermando la sentenza di secondo grado del 2008 della Corte d'Appello di Roma. La condanna era relativa ad un episodio del 2002, quando Capezzone, parlando con quello che era stato il Pubblico Ministero del processo per l'omicidio di Marta Russo, dottor Carlo La Speranza, attaccò "i comportamenti letteralmente teppistici di alcuni magistrati", parlando anche di testimoni minacciati. Per quello fu denunciato e il processo è durato fino ad oggi. Nel suo ricorso alla Suprema Corte, i legali del deputato hanno detto che quella era solo "una critica generale alla deriva giustizialista del sistema processuale penale, oltre che del sistema dell'informazione". Ma secondo i Giudici di Cassazione hanno fatto notare che l'espressione usata, "proprio per la sua essenzialità ha prodotto un effetto immediato ingiustificatamente devastante poichè capace di associare l'attività del pubblico ministero nel noto processo ai comportamenti delinquenziali propri dei teppisti che si sottraggono a qualsiasi controllo sociale"; di conseguenza non c'è critica nell'espressione utilizzata.
Piuttosto è curioso un dettaglio: all'epoca, Daniele Capezzone faceva parte dei Radicali; e la loro critica non era rivolta ai "giustizialisti", ma a quei comportamenti che negano i diritti dei detenuti. Oggi, persino nel processo, anzichè dire la vera motivazione di quel suo scatto d'ira (il fatto di avere avuto - secondo lui - delle testiumonianze estorte con le minacce) ha usato i termini tipici del Pdl, parlando appunto di "deriva giustizialista"

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di Antonio Rispoli
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