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CARC: "gli insegnamenti del G8 di Genova del 2001 per combattere con successo la lotta contro il piano Marchionne"


CARC: 'gli insegnamenti del G8 di Genova del 2001 per combattere con successo la lotta contro il piano Marchionne'
27/07/2011, 10:07

Migliaia di lavoratori, di giovani e di pensionati in questi giorni sono mobilitati in iniziative e manifestazioni in occasione del decimo anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani e del massacro della Diaz e di Bolzaneto, per ribadire la loro volontà di verità e giustizia su quanto accaduto 10 anni fa a Genova, ma soprattutto che le ragioni per cui scesero in piazza contro i caporioni dell’imperialismo mondiale sono le stesse per cui sono mobilitati oggi: per non pagare la crisi dei padroni, per eliminare immediatamente gli effetti peggiori, per costruire un altro mondo possibile e sempre più necessario per fermare il marasma economico, ambientale e sociale e la guerra.

Genova è figlia di Napoli: centro-sinistra e centro-destra uniti contro il movimento no global.
Nel luglio 2001 Berlusconi (da poco insediatosi) ha cercato di fare del G8 di Genova una dimostrazione di forza del suo nuovo governo, di eliminare di fatto la libertà di manifestare e gli altri diritti democratici conquistati con la Resistenza antifascista che non erano (e non sono) ancora vietati per legge, di indurre la massa della popolazione a rassegnarsi a vedere calpestati i propri elementari diritti, di assestare una dura lezione ai giovani che li dissuadesse (almeno per un po’) dalla lotta e da ogni “velleità” di fare politica. A questo fine preparò prima il terreno con una campagna terroristica e di intossicazione dell’opinione pubblica (campagna avviata dal governo di Prodi e Bianco (ministro degli interni) che aveva fatto i primi esperimenti di violenza e arbitrio nelle strade, negli ospedali e nella caserma Raniero contro quanti il 17 marzo 2001 manifestavano contro il Global Forum dell’OCSE a Napoli), poi selezionò i dirigenti più reazionari e i reparti con la più alta vocazione squadrista e fascista, diede loro carta bianca e li scatenò contro i manifestanti che inondavano Genova, preparò le condizioni affinché la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e gli altri corpi repressivi avessero campo libero per picchiare, torturare, deportare, inviò lo stesso Fini e i massimi dirigenti dei Servizi per dirigere le operazioni sul campo.
Il colpo di mano non gli è riuscito perché a Genova i manifestanti hanno risposto per le rime alla sbirraglia scatenata da Berlusconi e da Fini e nei giorni successivi l’indignazione e le proteste contro l’omicidio di Carlo e la macelleria messicana si sono estese a molte città italiane. Dai fatti di Genova il governo Berlusconi difficilmente sarebbe uscito indenne se i partiti del centro-sinistra (compreso il PRC) non fossero accorsi in suo aiuto: prima dissociandosi dalla piazza e profondendosi in condanne contro le violenze dei “black bloc venuti da fuori” hanno diviso il fronte dei manifestanti tra “buoni e cattivi” e staccato l’ala più moderata e incerta, poi promuovendo la costituzione di una fantomatica commissione parlamentare d’inchiesta (che per altro non è mai stata istituita!!!) hanno spostato l’asse dalla lotta di piazza per cacciare il governo Berlusconi alle aule del Parlamento. Durante il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti (più Epifani), i partiti del centro-sinistra hanno continuato a sventolare la bandierina della commissione parlamentare d’inchiesta pregando per la sua istituzione, anziché promuovere la mobilitazione popolare intorno alla parola d’ordine “far pagare fino in fondo alla banda Berlusconi le sue malefatte”. Neanche i loro esponenti più decisi a far luce sui fatti di Genova (come Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Vittorio Agnoletto) hanno osato usare tutti i mezzi che come parlamentari avevano a disposizione per rafforzare la mobilitazione delle masse popolari, per mettere a nudo il progetto repressivo ed eversivo montato a Genova dalla banda Berlusconi, per rompere il “segreto di Stato” e denunciare la trama di responsabilità e complicità.
Anche l’andamento della battaglia per ottenere “verità e giustizia sui fatti di Genova” nelle aule di Tribunale ha risentito del fatto che non è stata condotta come un aspetto complementare della lotta per regolare fino in fondo i conti con i mandanti politici dei fatti di Genova (Berlusconi, Fini, Scajola e compagnia) e per cacciare la banda Berlusconi quando è tornata al governo, combinando la battaglia giudiziaria con una sistematica campagna di denuncia e mobilitazione contro i boia di Genova e i loro mandanti e protettori di destra e di “sinistra”: vero che la sentenza d’appello per la Diaz ha in parte ribaltato le criminali e infami assoluzioni di primo grado, che la sentenza d’appello per Bolzaneto ha riconosciuto tutti gli imputati responsabili civilmente e condannati a risarcire le vittime del massacro, che De Gennaro e Mortola in appello sono stati condannati per istigazione a falsa testimonianza, ma a 10 anni di distanza i mandanti politici non sono mai stati neanche indagati, nessuno degli esecutori ha fatto un giorno di galera e gran parte di essi hanno fatto carriera (da De Gennaro a Gratteri, a Mortola, a Canterini - vedasi http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/pestaggi-in-stradaspariti-200-fascicolipromossi-o-prescritti-i-poliziotti-violenti/146557/), Mario Placanica, il carabiniere che ha sparato a Carlo Giuliani, è stato assolto perché “ha agito per legittima difesa”. Di risarcimento per le vittime delle torture e per quanti sono rimasti invalidi a causa delle violenze subite neanche l’ombra!

Dal G8 di Genova alle sentenze dei processi FIAT. Il 16 luglio il giudice di Torino Vincenzo Ciocchetti ha respinto le istanze della FIOM sulla illegittimità del contratto collettivo di lavoro di primo livello stipulato il 29 dicembre 2010 e del contratto collettivo aziendale di secondo livello stipulato il 17 febbraio 2011, cioè gli accordi sottoscritti dalle organizzazioni di categoria della CISL, della UIL e dell’UGL, dalla Fismic e dall’Associazione quadri e capi FIAT che fanno dello stabilimento FIAT di Pomigliano una newco in cui non vale il CCNL, viene fatta tabula rasa dei diritti dei lavoratori in materia di malattia, sciopero e organizzazione sindacale, vengono estromessi i sindacati non asserviti, insomma in cui la volontà del padrone è l’unica legge! Nello stesso tempo ha dichiarato “antisindacale” (per violazione dell'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori) la condotta della FIAT “poiché determina, quale effetto conseguente, l'estromissione di FIOM-CGIL dal sito produttivo di Pomigliano d'Arco”. Una sentenza che dà un colpo al cerchio e uno alla botte, come quella pronunciata qualche giorno prima, il 14 luglio, a Melfi dove il giudice ha accolto il ricorso della FIAT contro la condanna per comportamento antisindacale per il licenziamento di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (delegati e iscritto FIOM alla FIAT SATA), però contemporaneamente ha dichiarato che non c'è stato un comportamento illegittimo da parte dei lavoratori e, dopo la sentenza, ha chiamato da parte i legali dell’azienda e della FIOM per comunicare che se la causa fosse stata individuale contro il licenziamento lui avrebbe dato ragione ai lavoratori; non solo, ma “a titolo personale” ha chiesto alla FIAT di ritirare comunque i licenziamenti!!! Sia nel primo caso che nel secondo ci saranno i ricorsi in appello e, come ha dichiarato Giorgio Airaudo (responsabile nazionale del settore auto della FIOM), i lavoratori avvieranno cause individuali.
Sicuramente la sentenza di Torino che legittima gli accordi separati è figlia dell’Accordo sottoscritto il 28 giugno tra Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Un accordo che sancisce la subalternità degli operai alla produzione, ai ritmi di lavoro, alle regole e alle condizioni imposte dai padroni. Un accordo che in sostanza avalla il piano Marchionne come modello di gestione delle aziende e delle relazioni sindacali.
Con questa sentenza, la FIOM ottiene di “rientrare in fabbrica” come rappresentanza aziendale, ma con quale ruolo? La linea che “le sentenze si accettano”, se i dirigenti della FIOM persistono su di essa, porta passo dopo passo ad accettare la validità dell’accordo sulla newco e insieme ad esso le nuove regole aziendali e le nuove relazioni sindacali dettate dal piano Marchionne: quindi o essere spazzati via o diventare complici di Marchionne come hanno già fatto CISL e UIL. Intanto a Pomigliano il piano Marchionne è già operativo: dei 6000 dipendenti (in CIG fino al 2012), la FIAT selezionerà una parte (si parla di 2400 circa) che saranno assunti nella newco quando, come e per produrre cosa non si sa. Sì, perché anche se Camusso, Sacconi e Bonanni continuano con le loro suppliche a Marchionne di dare seguito alle promesse di investimento, la realtà è che Marchionne non ha nessun piano di investimento! Il suo obiettivo è liquidare in Italia le fabbriche d’auto FIAT. “Per i padroni della FIAT le fabbriche sono oramai un intralcio alle loro operazioni finanziarie nel mondo. Per tutti i padroni e per i vertici della Repubblica Pontificia gli operai FIAT sono il nocciolo duro degli operai metalmeccanici, la categoria più organizzata e combattiva che è il fulcro della resistenza democratica, sindacale e politica di tutti gli operai e del resto delle masse popolari contro la crisi e la restaurazione. Tutti i vertici della Repubblica Pontificia sono complici di Marchionne e dei padroni della FIAT. (…) Dal successo del piano Marchionne, i padroni della FIAT ci guadagnano che loro si liberano dalla produzione d’auto e monetizzano gli altri stabilimenti già separati dall’auto (operazione spezzatino). Tutti i padroni italiani ci guadagnano che indeboliscono se non scompaginano completamente la resistenza degli operai e delle masse popolari ai loro progetti di deindustrializzazione, di delocalizzazione, di eliminazione di quello che ancora resta dei diritti e delle conquiste che gli operai e le masse popolari hanno strappato alla borghesia e al clero quando il movimento comunista era forte e avanzava in tutto il mondo” (dal Comunicato del (n)PCI - 9.01.11). Quello che Marchionne sta attuando è la fase finale del progetto degli Agnelli e degli Agnellini (John Elkan): separare tra loro i vari stabilimenti FIAT instradandoli in produzioni diverse, inserendo ognuno di essi in un contesto finanziario diverso, legando ognuno di essi a un mercato diverso per poterli liquidare uno a uno senza dover affrontare una resistenza collettiva degli operai del gruppo, nel quadro della trasformazione della FIAT in una società finanziaria internazionale, non più né industriale né particolarmente italiana.

Le sentenze di Melfi e di Torino confermano che limitarsi o puntare principalmente sulla battaglia giudiziaria non solo non sta in piedi, ma passo dopo passo porta a sottostare a leggi, norme e regole fatte a uso e consumo dei padroni. I lavoratori e i loro sindacati possono influenzare, costringere istituzioni quali la magistratura a prendere misure contro gli interessi dei padroni e della borghesia solo sviluppando la mobilitazione: su questa base è possibile far leva sulle contraddizioni esistenti tra gruppi, apparati e istituzioni della borghesia (magistratura, amministrazioni locali, associazioni ecclesiastiche e industriali, ecc.). Altro che “le sentenze si rispettano”! Per i lavoratori e le masse popolari deve valere la regola che “è legittimo tutto quello che viene fatto nell’interesse delle masse e della collettività anche se è vietato dalle leggi dei padroni e dei ricchi”, mentre “è illegittimo tutto quello che danneggia gli interessi dei lavoratori, delle masse e della collettività anche se è legale”, cioè è permesso e sancito dalle leggi dei padroni e dei ricchi.
Guardiamo in faccia la realtà! I mandanti del macelleria messicana di Genova siedono al governo, nel Parlamento e alla presidenza della Camera e gli esecutori sono stati promossi e hanno fatto carriera. La popolazione della Val di Susa viene attaccata militarmente perché si oppone a un’opera che devasta il territorio, l’ambiente e la vita delle comunità locali e serve solo ad arricchire affaristi, speculatori e organizzazioni criminali. Geronzi, Marchionne, Tronchetti Provera, Profumo e soci intascano ogni anno milioni di euro mentre già 8 milioni di persone vivono in povertà e altrettanti milioni dovrebbero seguire la stessa sorte solo per dar modo a losignori di continuare ad arricchirsi. Herald Espenhahn, l’ad della ThyssenKrupp condannato a 16 anni e mezzo per l’assassinio di sette operai, non si è fatto neanche un giorno di carcere ed è stato applaudito come un eroe dai suoi compari di Confindustria. La Costituzione è aggirata, calpestata e violata apertamente. Dove sta in tutto ciò la “legalità”?
In una situazione del genere l’unica legalità degna di questo nome è quella di ribellarsi a ogni sacrificio, imposizione e arbitrio! E’ far valere con ogni mezzo e a ogni costo il diritto di ogni persona a lavorare e a vivere dignitosamente! E’ strappare con ogni mezzo e a ogni costo alle autorità, alla borghesia, al clero e ai ricchi sussidi, salari sociali, contributi, servizi gratuiti e ogni genere di ammortizzatori sociali e imporgli di prendere tutte quelle misure urgenti e necessarie ai lavoratori e alle masse popolari! E’ organizzare, estendere e far diventare collettive tutte quelle iniziative per appropriarsi direttamente di quello che serve per vivere: le spese sociali, occupazioni di case di proprietà delle immobiliari e della Chiesa, sospensione del pagamento degli interessi e delle rate dei mutui e degli altri prestiti fatti con le banche, le finanziarie, gli usurai, delle multe, dei tickets, dei “pizzi legalizzati” di Equitalia e affini. Sono cose illegali? Vuol dire che le leggi non vanno bene!

La FIOM, l’USB, la CUB, la Confederazione COBAS, lo SLAI COBAS devono promuovere tra i lavoratori mobilitati contro la chiusura delle aziende e in difesa dei diritti e dei contratti un metodo di lotta che li porta a vincere. È il metodo adottato dagli operai Fincantieri e dai resistenti anti-TAV della Val di Susa. Non è il metodo di affidarsi alla “via giudiziaria” o degli accordi alla ex-Bertone, non è il metodo della concorrenza tra i sindacati di base e la sinistra CGIL (o tra gli stessi sindacati di base), non è il metodo di limitarsi a difendersi e parare i singoli colpi: così aprono la strada ad arretramenti e sconfitte, indeboliscono la sinistra, fiaccano i lavoratori più combattivi e generosi e in definitiva rafforzano la destra (Camusso & C.) che dirige la CGIL e i sindacati collaborativi (CISL, UIL e UGL) che sono a rimorchio del programma comune della borghesia imperialista gestito in alternanza sia dalla destra estrema Berlusconi-Bossi sia dalla destra moderata del PD (Prodi, Bersani, ecc.).

I sindacati non asserviti ai voleri della Confindustria e del governo devono coalizzarsi per organizzare, mobilitare e trascinare la massa degli operai avanzati a essere protagonisti di un piano di uscita dalla crisi alternativo a quello dei padroni, dei vertici della Repubblica Pontificia e delle istituzioni del sistema imperialista mondiale. Questo è il percorso che porterà alla costituzione di un Governo di Blocco Popolare nel nostro paese. Un governo composto da persone disposte a dare caso per caso forza e forma di legge ai provvedimenti che le organizzazioni operaie e popolari coinvolte indicheranno, anche se ognuno di essi lede gli interessi, viola le consuetudini e va contro le istituzioni della borghesia, del clero e, più in generale, del sistema imperialista mondiale. L’unico governo che può farla finita con i piani di Marchionne e avviare la rinascita economica, sociale e morale del paese.

Non aspettare le prossime sentenze del Tribunale, non lasciare che sia Marchionne a decidere dove e come colpire: sviluppare da subito una campagna di mobilitazione e lotta, coinvolgendo le organizzazioni popolari, i giovani, gli intellettuali e i sinceri democratici contro il piano Marchionne, per togliere a Marchionne e agli Agnellini la possibilità di decidere degli stabilimenti FIAT!

Non lasciare l’iniziativa in mano alla Camusso, non farsi legare le mani da regole che quest’ultima ha già più volte calpestato: l’Accordo del 28 giugno non deve passare in sordina in nessuna azienda grande o piccola! Non solo Comitati per il no, ma anche presidi, scioperi, manifestazioni, blocchi stradali, occupazioni!

Non aspettare l’autunno per fare qualche sciopericchio, come propone la Camusso, contro la manovra finanziaria! La FIOM, l’USB e gli altri sindacati di base, i partiti e i movimenti che lottano coscientemente contro la crisi, contro la manovra di Berlusconi-Tremonti-Napolitano (condivisa da Bersani, Casini, Uil e Cisl) possono agire da subito proclamando lo sciopero dei ticket, delle tasse, la denuncia delle prebende imposte da questa finanziaria, mettersi alla testa del movimento per la loro abolizione e per la disubbidienza civile contro quanti vogliono affossare il nostro paese!

Per “mettersi al riparo dalla speculazione sui mercati finanziari” bisogna sottrarsi al mercato finanziario, alla UE, al FMI, alla BCE e alle altre istituzioni del sistema imperialista mondiale, bisogna togliere ai banchieri, ai finanzieri, agli speculatori e ai loro compari la possibilità di decidere della nostra vita e del nostro futuro! Il debito pubblico è diventata una catena che soffoca la nostra vita. Bisogna abolirlo!

E’ possibile fermare il baratro in cui la borghesia e i suoi cortigiani ci stanno trascinando e avviare la rinascita del nostro paese, dipende da noi!

Le organizzazioni operaie e popolari devono formare un loro governo d’emergenza per eliminare immediatamente gli effetti più gravi della crisi economica e ambientale e impedire che si ripetano nonostante la crisi del capitalismo che imperversa in tutto il mondo, per avviare la rinascita del paese e stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con i paesi disposti a stabilirli con noi, perché anch’essi vogliono sfuggire alla morsa del sistema imperialista mondiale. E’ l’unica soluzione politica realistica e alternativa a quella dei vertici della Repubblica Pontificia per porre fine al corso che le cose hanno seguito negli ultimi trent’anni e avviare il nostro paese verso l’instaurazione del socialismo.

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di Redazione
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