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Ricorso del tribunale di sorveglianza di Firenze

Carceri: Allestire un'area per diritto affettività dei detenuti

In quasi tutta Europa è una prassi esistente

Carceri: Allestire un'area per diritto affettività dei detenuti
23/05/2012, 18:05

FIRENZE -  Allestire nei penitenziari un'area in cui i detenuti possano esercitare con 'privacy' il proprio diritto all'affettivita' verso i familiari.
 Mira a questo un ricorso che il presidente del tribunale di sorveglianza di Firenze, Maria Antonietta Fiorillo, ha fatto alla Corte Costituzionale e di cui scrivono in questi giorni varie testate.
Il ricorso vuol contrastare la norma che impone che i colloqui si svolgano in apposti spazi sottoposti alla sorveglianza visiva (uditiva solo in alcuni casi) della polizia penitenziaria.
Il ricorso e' nato dalla richiesta di un detenuto del carcere di Sollicciano (Firenze) di poter incontrare la moglie senza essere visto dagli agenti di custodia. L'iniziativa ha avuto varie adesioni. Per l'Associazione radicale Certi diritti ''la decisione del tribunale di sorveglianza di Firenze di fare ricorso e' un atto di grande coraggio e civilta'. ''In quasi tutta Europa - prosegue un comunicato - e' consentito ai detenuti di incontrare intimamente, in appositi spazi, i familiari e i partner, cosi' come lo stesso Consiglio d'Europa e il Parlamento Europeo hanno chiesto ripetutamente ai paesi membri con diverse risoluzioni''. Sostegno anche dal deputato e coordinatore nazionale delle donne di Fli, Chiara Moroni: ''Il riconoscimento del diritto all'affettivita' nelle carceri sarebbe un passo in avanti verso la civilta' e il riconoscimento di diritti inviolabili, che riguardano la sfera degli affetti del detenuto. Non c'e' scandalo se al detenuto viene concesso di trascorrere del tempo con la propria compagna o compagno senza doversi sentire osservato''. Per il Garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone, ''è' auspicabile predisporre nei penitenziari un luogo dove i detenuti possano esprimere la loro affettivita' e la loro sessualita'. In quasi tutta Europa questa e' una prassi esistente. Nel 2000 un regolamento apri' sperimentazioni in Italia ma il Consiglio di Stato lo boccio' ritenendo che per introdurre questa innovazione fosse necessaria una legge, poi mai fatta. Forse ora a Firenze si e' trovata una via intelligente per portare avanti il discorso''.

 

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di Anna Carla Broegg
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