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Il 44,5% attende giudizio di primo grado

Carceri: in Emilia Romagna sovraffollamento supera il 182%

Pm Ferri, riflettere su protesta Pannella, serve dialogo

Carceri: in Emilia Romagna sovraffollamento supera il 182%
19/07/2011, 20:07

Nelle carceri dell'Emilia Romagna l'indice medio del sovraffollamento raggiunge il 182,66%, contro la media nazionale del 150,95%. Il dato, che pone la regione al secondo posto nella lista nera nazionale, è emerso dall'analisi della Relazione sulla situazione penitenziaria in Emilia Romagna nel 2010 redatta dalla giunta regionale e discussa oggi dalle commissioni Politiche sociali e Statuto, riunite in seduta congiunta. Il problema registra, inoltra, picchi superiori al 200% a Piacenza, Bologna, Reggio, Modena e Ravenna. La capienza regolamentare prevista per un totale di 2.394 persone si scontra in Emilia Romagna con la realtà delle 4.373 presenze registrate nel 2010, il 52,4% delle quali è rappresentato da stranieri (ben al di sopra della media nazionale pari al 36,7%). Ma la percentuale degli stranieri in alcuni casi, come Modena, Reggio Emilia, Rimini, Bologna e Parma supera il 60%. Per quanto riguarda la posizione giuridica dei carcerati, dalla relazione emerge che il 44,36% non ha una sentenza definitiva e tra questi il 44,5% è in attesa del primo giudizio. Tra questi ultimi il 62,15% è costituito da stranieri. I detenuti che hanno potuto usufruire di misure alternative in Emilia Romagna sono stati 1.047, un dato che va progressivamente crescendo rispetto agli anni precedenti.  La protesta del leader radicale Marco Pannella contro il sovraffollamento delle carceri italiane «deve far riflettere tutti gli operatori del sistema affinchè si arrivi presto a una riforma incisiva e che garantisca la certezza del diritto, del principio dell'esecuzione della pena, e che al contempo non diminuisca le garanzie di sicurezza dei cittadini». Lo scrive in una nota Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, che invita a guardare all'incontro organizzato da Pannella al Senato il 28 e 29 luglio, alla presenza del Presidente della Repubblica, come alla «ripresa per un confronto costruttivo e propositivo a cui la Magistratura Associata deve guardare con grande attenzione». «È necessario affrontare il problema con pragmatismo - osserva Ferri - occorre lavorare sulla tempistica, sulla riforma del processo penale, sulla qualità della risposta, sulla necessità di diversificare i tipi di strutture tra chi è in attesa di giudizio e chi invece deve scontare pene a seguito di condanne passate in giudicato. Va rivisto il sistema delle pene. In questa prospettiva, la magistratura associata, pur nella diversa sensibilità delle sue articolazioni associative, sta dando e deve ancora offrire il suo importante contributo di impegno sul piano delle idee e delle azioni positive». «L'attuale sistema penitenziario non garantisce, purtroppo, condizioni di vita in linea con i principi di umanità e dignità della persona - sottolinea il segretario di magistratura Indipendente - e mancano le risorse economiche, strutturali e umane per rendere il sistema carcerario adeguato e finalizzato all'attuazione del processo rieducativo del condannato e al suo graduale reinserimento nella società, come esige una concezione moderna della pena e come stabilito dalla nostra Carta Costituzionale».

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di va.es.
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