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Le prove che dimostrano l'infondatezza dell'accusa di stupro

Carlo Parlanti è italiano, innocente e detenuto in America da 7 anni

L'appello dei familiari: aiutateci a liberarlo

Carlo Parlanti è italiano, innocente e detenuto in America da 7 anni
06/03/2011, 21:03

Sull'incredibile, indecorosa ed emblematica ingiustizia che ha stravolto la vita di Carlo Parlanti, italiano detenuto in America per un crimine che non ha commesso e completamente abbandonato dalle autorità del Bel Paese, si è scritto e detto in diverse occasioni e su diverse testate giornalistiche.
Parlanti, manager originario di Montecantini, è recluso da oramai sette anni nel carcere californiano di Avenal con un'accusa grave quanto goffamente costruita: lo stupro nei confronti della sua ex convivente Rebecca McKay White.
La pronuncia della condanna ruota intorno alle testimonianze della donna (che già in passato aveva denunciato l'ex marito con l'accusa di violenze e tentato omicidio ed era stata ritenuta "inaffidabile" dagli esperti che ascoltarono la sua testimonianza) e ad una serie di referti medici straripanti di plateali contraddizioni ed altrettanto gravi vizi formali.
Ed è proprio attraverso l'analisi e la delegittimazione di questi documenti clinici che la famiglia Parlanti sta tentando di far convocare in grand jury per far incriminare i medici coinvolti e dimostrare, indirettamente, l'innocenza di Carlo.
I dottori che hanno visitato la presunta violentata-malmenata, hanno infatti in più occasioni presentato certificati che a distanza di tempo si contraddicevano l'un l'altro; palesando analisi dei danni fisici subiti a dir poco contrastanti.
Nel caso specifico che andremo ad analizzare, oltre ad una diagnosi medica decisamente "audace" nello stabilire con assoluta certezza le cause delle presunte contusioni, troveremo addirittura un report dei traumi riscontrati sul corpo della donna con relativi indennizzi di cui avrebbe dovuto godere. Il documento, tra l'altro, non è firmato dal medico ma dalla sua segretaria (Kanika Smith); amica intima della White per sua stessa ammissione in sede processuale.
Tornando al documento-referto compilato per la prima volta dal dott. Troy Manchester il 22 luglio del 2002, lascia molto perplessi il cambiamento radicale dei segni di presunta violenza riscontrati in particolare sulla schiena e sulle costole della donna.
Dopo i primi riscontri, infatti, si parla esclusivamente di un "rossore-gonfiore" alle guance e di "paura ed ansia" dimostrate dalla paziente.
Poi, poco prima del "Billing reports" dove si definisce l'ammontare del risarcimento, Manchester riscontra delle contusioni alla schiena e si spinge ben oltre la compilazione di un semplice referto; formulando un vero e proprio giudizio degno di una sentenza definitiva e definendo la propria paziente:"Sfortunata vittima di ricorrente e grave violenza domestica". Non solo: senza curarsi nemmeno di sentire le forze dell'ordine già in precedenza contattate dalla donna, il medico si dice anche "molto preoccupato per la sua sicurezza" in riferimento a presunte minacce di cui si sarebbe reso protagonista l'ex compagno.
Leggendo il documento completo consultabile sia in lingua inglese che in italiano, non si può non notare il fatto che lo stesso sembra essere stato compilato da due persone differenti che hanno dato valutazioni molto diverse sui presunti segni di percosse riscontrati sul corpo della White.
Ma ci sono dettagli ancora più eclatanti che rendono molto dubbia la valenza delle diagnosi e della testimonianza della donna.
Queste foto sono state scattate dalla polizia americana il 18 luglio del 2002 e dimostrato la totale assenza di segni di violenza sui fianchi, sul viso e sulle braccia dell'americana. Del resto, gli stessi agenti che fotografarono la White durante l'estate di 9 anni fa, fornendo la propria testimonianza al processo palesarono al giudice le perplessità avute riguardo la veridicità del racconto fornito dalla presunta vittima.
Quattro giorni dopo, la seconda parte del referto del dott. Manchester, sconfessa clamorosamente le immagini che non sembrano presentare alcun segno di violenza. Sulla schiena "compaiono" ematomi e lividi.
Viene addirittura riscontrata la rottura di due costole.
Considerando che Carlo Parlanti, come risulta anche dagli atti processuali, il 16 luglio si è recato nel Missisippi per sviluppare un progetto per la società Dole (della quale era manager), appare impossibile credere che il manager italiano abbia malmenato la sua ex compagna i giorni seguenti.
Dalle testimonianze della White, emergono dunque enormi incongruenze e contraddizioni eclanti e, i referti degli specialisti che hanno spinto i giudici americani a condannare il Parlanti, possono essere inquadrati senza timore di smentita come veri e propri crimini medici.
I dottori coinvolti in questo incredibile caso di malagiustizia, tra l'altro, si sono chiusi in un misterioso ma facilmente interpretabile silenzio.
Com'è possibile, infatti, che un affermato professionista statunitense accusato dalla stampa italiana di aver falsificato o "gonfiato" alcuni referti di enorme importanza, non senta l'esigenza di chiarire in maniera decisa e repentina la propria posizione e le proprie ragioni?
Domande e quesiti che restano aperti mentre la cella di un connazionale ingiustamente condannato da un tribunale straniero rimane inesorabilmente ed intollerabilmente chiusa.
Inutili fino ad oggi gli appelli alla diplomazia italiana, ai ministri e ai politici che possono e devono agire per richiedere, semplicemente, rispetto e trasparenza per un processo di condanna che appare anche ai più distratti colmo di lacune e forzature.
Carlo Parlanti potrebbe essere chi vi scrive; potrebbe essere qualunque uomo vittima di una serie impressionante di assurdi giudiziari.
Carlo Parlanti non è semplicemente un italiano; è l'italiano che viene condannato senza giusto processo in un altro paese occidentale da sempre fiero "esportatore" di democrazia nei paesi (poveri di politici validi ma ricchi di materie prime) di tutto il mondo.
Uno stato occidentale che, attraverso il suo segretario di Stato Hilary Clinton, si è sbracciato in ogni modo per seguire (e condizionare) il lavoro dei pm, degli investigatori e dei giudici della penisola su un'indagine ben più chiara nei suoi sviluppi: quella su Amanda Knox.
Per questo, dato l'attuale scarsissimo peso o scandaloso disinteresse delle istituzioni dello stivale, è vitale che siano i cittadini comuni ad agire come un vero e proprio esercito di avvocati difensori e di giornalisti divulgatori per portare il caso Parlanti all'attenzione di chi ha il potere-dovere di agire il più rapidamente possibile.
Un cittadino di questo paese si è visto privato della vita per 7 lunghi anni.
Per lui, per i suoi cari, per la giustizia e per l'italia, riuscire a tornare a casa anche un solo giorno prima della fine della pena, sarebbe un'importante vittoria.
Denunce di maltrattamenti: per il Pm Pugliese solo il 20% sono veri.
Per comprendere ancor meglio la scarsa credibilità delle accuse a carico di Parlanti, oltre all'analisi obiettiva ed attenta delle prove incriminanti utilizzate durante il processo, può essere molto utile riflettere su un dato presentato dal pm Carmen Pugliese; membro del pool della procura di Bergamo che è specializzato proprio in reati sessuali e familiari.
Stando alle cifre raccolte dall'esperto magistrato, le presunte violenze e gli abusi sessuali denunciati dalle donne aumentano a ritmi impressionati ogni anno. Solo nella provincia Bergamasca, riscontra Pugliese, dai 278 casi del 2006, si è passati ai quasi 400 del 2008. Una media che in pratica parla di oltre una denuncia al giorno. Considerando l'ultima maglia nera per le violenze domestiche assegnata a Milano, verrebbe da pensare che di colpo nelle città nordiche gli uomini si siano trasformati tutti in violenti "picchiatori domestici". Il Pm però precisa che "solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri" visto che "il resto sono querele enfatizzate ed usate come ricatto nei confronti dei mariti dai quali ci si sta separando". In altre parole, sempre più donne, tenterebbero di utilizzare la denuncia per violenza subita come arma ritorsiva al fine di spillare più soldi possibili al marito. Non è un caso, quindi, che il numero più alto di denunce si riscontri nei quartieri più ricchi di Milano; dove gli ex mariti sono facoltosi e quindi, automaticamente, più "violenti" degli altri ex compagni forniti di stipendi meno generosi. Ciò ovviamente non significa affatto che non esistano rappresentanti del gentil sesso effettivamente e violentemente malmenate da compagni, fidanzati e mariti meritevoli di pene esemplari ma che, molte volte, il cosiddetto "sesso debole" sa come far valere il forte pregiudizio che inquadra in maniera automatica l'uomo come orco e la donna come vittima.
Per avere un quadro completo e dettagliato del caso Parlanti, è possibile visitare il sito www.carloparlanti.it. All'interno del portale, sono presenti tutti i documenti, le fotografie e la cronostoria dell'odissea giudiziaria ed umana vissuta dal presunto carnefice che, in questo caso, è una reale vittima.

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di Germano Milite
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