Cronaca / Soldi

Commenta Stampa

Il gruppo ricavava oltre 20mila euro a settimana

Carte clonate, 30 indagati e l'ombra del clan Formicola


Carte clonate, 30 indagati e l'ombra del clan Formicola
05/05/2009, 19:05

Acquistavano beni di lusso con carte di credito clonate, poi rivendevano il tutto a prezzi convenienti. Chi comprava poteva vedere lo scontrino d’acquisto, che garantiva che non si trattava di merce rubata. Chi invece aveva il compito di utilizzare le carte di credito clonate, guadagnava fino al 10% sulla cifra spesa illecitamente. Un sistema che funzionava alla perfezione, garantendo introiti di circa 20mila euro settimanali. Fin quando, ovviamente, le forze dell’ordine non hanno fatto luce sul business smantellando l’organizzazione; coinvolto anche un napoletano ritenuto vicino al clan Formicola.

Questa mattina i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata e della Stazione di Pompei, su ordine del Tribunale oplontino, hanno eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere (2 delle quali notificate in carcere), 7 misure ai domiciliari e 3 obblighi di firma. Gli indagati sono oltre 30, con l’accusa di associazione per delinquere con l'aggravante del crimine transnazionale, contraffazione, produzione, indebito utilizzo di documenti d'identità e carte di credito false oltre a ricettazione.

Le indagini, condotte tra il febbraio e l’ottobre 2008, sono nate quando in un centro commerciale di Pompei, il 27 febbraio di due anni fa, venne utilizzata una carta di credito clonata accompagnata da un documento falso. Nella circostanza Gennaro Imparato, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto vicino al clan camorristico dei Formicola del quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli, per sfuggire alla cattura cercò di travolgere con la propria automobile i carabinieri. Da quel momento gli accertamenti si estesero a tutto il territorio nazionale, concentrandosi soprattutto nel centro-nord Italia ed in Germania ed interessando le province di Napoli, Modena e Crotone.

Si è così potuto appurare che quella carta di credito clonata faceva parte di un progetto ben più grande: una associazione per delinquere composta da oltre 30 persone, capaci di falsificare i documenti, di clonare le carte di credito, utilizzarle per comprare beni di lusso e poi per rivendere la merce in tutto il territorio nazionale. Il giro di affari era di oltre 20mila euro ogni settimana. Il gruppo era capace, come scrive Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata, di “numeri impressionanti” anche grazie all’utilizzo di strumentazioni all’avanguardia e potendo contare su elevate capacità professionali.

Le carte clonate, a centinaia, secondo le forze dell’ordine sono state utilizzate in decine di negozi tra Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Umbria, Campania, Lazio, Abruzzo e Marche. Molto importante, per l’organizzazione, conservare tutti gli scontrini della merce acquistata. Erano la prova che non si trattava di prodotti rubati, in modo da rassicurare il cliente di turno che non poteva immaginare la truffa che si nascondeva dietro quell’acquisto così vantaggioso. Le persone che si occupavano di acquistare la merce rubata con documenti falsi, poi, erano spronate ad allargare continuamente la truffa, ottenendo una percentuale del 10% degli acquisti effettuati.

“Il loro interesse era spendere il più possibile, - sottolinea la Procura, - per incrementare la quota parte loro spettante. Questa garanzia di facile arricchimento, accompagnata da una certa sicurezza, offerta dall'uso di documenti falsi, faceva sì che le persone contattate per `lavorare' si sentissero `onorate' della possibilità offerta loro e aderissero con entusiasmo alle proposte".

I documenti falsi utilizzati erano quasi sempre patenti di guida, per la cui contraffazione è prevista una responsabilità penale minore rispetto alla pena prevista per chi falsifica carte di identità valide per l’espatrio.

Grazie ai controlli i militari hanno scoperto anche i canali di approvvigionamento delle carte di credito da clonare. I componenti dell’organizzazione intercettavano le schede inviate ai clienti tramite posta oppure, utilizzando degli ‘skimmer’ negli esercizi commerciali, carpivano i dati relativi alle carte dei clienti che facevano spese in quei negozi. Una volta raccolte tutte le informazioni sulle carte da clonare, queste venivano inviate tramite email e poi avveniva la produzione della tessera vera e propria. Un altro canale di approvvigionamento, secondo i carabinieri, era l’ucraino Serhiy Dobroradnykh, arrestato il 4 giugno scorso a Licola in un appartamento dove furono rinvenuti numerosi macchinari per la produzione di carte di credito e patenti false, oltre a innumerevoli carte clonate e documenti falsi.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©