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Sfuggito alla cattura Onda, reggente dei Gionta

Cartello tra clan per imporre il pizzo, 11 arresti


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Cartello tra clan per imporre il pizzo, 11 arresti
10/04/2010, 09:04

NAPOLI - Una pax camorristica tra due clan da sempre in guerra, decisa per spartirsi il territorio senza perdite economiche e militari, dedicandosi, insieme, al business sempre redditizio delle estorsioni ed approfittare degli investimenti milionari degli imprenditori. Questo lo scenario scoperto dai carabinieri, che questa notte a Torre Annunziata hanno stretto le manette ai polsi di 11 persone, con accuse che vanno dall’associazione camorristica di stampo mafioso, all’estorsione, alla violazione della legge sulle armi. Protagonisti di questo accordo sono i Gionta ed i Gallo-Cavalieri, entrambi clan attivi nella zona di Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Dopo gli arresti ed i controlli delle forze dell’ordine, sentendosi il fiato sul collo, i due clan hanno deciso di lavorare fianco a fianco, sorreggendosi a vicenda. Continuare a farsi la guerra avrebbe significato indebolirsi militarmente, contendersi affari illeciti senza poter disporre dell’organico necessario a prevalere sul clan rivale. Meglio, devono aver pensato i vertici dei due sodalizi camorristici, allearsi e continuare a fare affare insieme. Tutto, s’intende, a discapito dei cittadini. Le vittime prescelte erano gli imprenditori del polo nautico locale, vessati con continue richieste estorsive da esponenti dei due clan. Uno di loro, costretto a pagare 15 volte tangenti ai due clan e ad assumere persone da loro indicate, si è rivolto alle forze dell’ordine dando il via alle indagini.

Dal momento della denuncia, con accertamenti tradizionali, pedinamenti, appostamenti, ascolto dei testimoni, intercettazioni telefoniche ed ambientali, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, si è arrivato agli arresti. Nel dettaglio, sono finiti in manette 8 esponenti del clan Gionta e 3 dei Gallo-Cavalieri (tra cui quello che è considerato l'attuale reggente del clan, Tullio Calabrese). Il blitz di questa notte si è svolto anche a Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta. Era tra quelle mura, tra quelle scalinate che, secondo le informazioni dei carabinieri, si nascondevano due dei destinatari delle misure di detenzione.

Qualcosa però non è andato nel verso giusto: la coppia, forse accortasi in tempo dell’arrivo delle forze dell’ordine, è riuscita a darsi alla fuga. Irreperibile, probabilmente scampato per un pelo all’arresto, anche Umberto Onda, considerato l’attuale reggente del clan Gionta e vera e propria primula rossa della malavita organizzata di Torre Annunziata. Nel corso dei controlli i carabinieri hanno passato al setaccio diverse abitazioni di Palazzo Fienga. I militari hanno dapprima circondato la zona, poi sono saliti velocemente lungo le scale di accesso, mentre un elicottero sorvolava i caseggiati illuminandoli con un faretto. Primo ostacolo, una pesante porta in ferro che blocca l’accesso al ballatoio. “L’abbiamo buttata giù un sacco di volte, ma questi la alzano sempre un’altra volta”, commenta qualcuno. I citofoni non esistono. O meglio, sono stati strappati via: i pannelli coi pulsanti, con tanto di telecamera, penzolano ancora dalle mura, sorretti dai cavi elettrici. Una volta superato il cancello, è la volta delle singole abitazioni. “Aprite, carabinieri”. Qualcuno subito spalanca l’uscio, altri invece lasciano attendere i militari, appostati dietro le porte, quasi tutte blindate. In due abitazioni sono stati trovati altrettanti tunnel, sui quali verranno nelle prossime ore effettuati accertamenti. Uno di quelli era nascosto dietro un frigorifero. La classica nicchietta invisibile, il più inflazionato dei nascondigli, ma pur sempre funzionale. Spesso i latitanti sono rimasti rintanati in loculi del genere mentre i carabinieri perquisivano le stanze a una manciata di passi da loro, alcune volte sono stati scoperti fortuitamente, grazie ad un rumore sospetto o ad uno starnuto impossibile da trattenere. Altre volte, i militari sono riusciti a trovare la parete finta ed a stanare il latitante. Altre volte ancora, invece, il malvivente di turno è riuscito a farla franca, grazie ad un passaggio che conduceva verso l’esterno. Questa volta i carabinieri sembravano sicuri di dover trovare un passaggio segreto. Battevano sulle pareti, ascoltando attentamente il rumore. Aprivano armadi, mobili, pannelli di qualsiasi tipo, aspettandosi di trovarsi da un momento all’altro davanti all’ingresso del cunicolo. Sono bastati pochi minuti per trovarlo, è stato sufficiente controllare la parete dietro al frigorifero. Il tunnel angusto era nascosto da un pannello mobile, ricoperto in modo da confondersi perfettamente con le pareti. Particolare più che degno di nota: anche l’interno del tunnel era pavimentato. Una via di fuga costruita con tutte le accortezze.

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di Nico Falco
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