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I magistrati:"Il reato di truffa non sussiste"

Casa di Montecarlo, la procura chiede l'archiviazione per Fini


Casa di Montecarlo, la procura chiede l'archiviazione per Fini
26/10/2010, 20:10

ROMA - A darne conferma, oltre a fonti come Reuters, è un comunicato diffuso dalla stessa procura di Roma: per l'inchiesta sulla presunta truffa riguardante la vendita di un appartamento di proprietà di Alleanza Nazionale ad un società off-shore, è stata richiesta l'archiviazione.
La procura, dunque, ha confermato anche l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dell'ex tesoriere di An,
Francesco Pontone. Prima di oggi, il fatto che i due fossero indagati, non era mai stato formalmente ed ufficialmente confermato.
Dopo aver ascoltato diversi testimoni (tra cui lo stesso Pontone) ed aver studiato con cura tutta la documentazione arrivata direttamente da Montecarlo, Il procuratore capo Giovanni Ferrara e l'aggiunto
Pier Filippo Laviani, hanno ritenuto che non si fosse verificata nessuna truffa nell'operazione di vendita effettuata dell'appartamento donato al partito da una ricca possidente nel non troppo lontano 1999. Da qui la richiesta d'archiviazione inviata al giudice per le indagini preliminari.
Nella nota dei due giudici, si legge testualmente:"Si è proceduto alle investigazioni del caso pertinenti alla denunciata truffa mediante audizioni di persone ed acquisizioni documentali sia presso An sia a mezzo di rogatoria al principato di Monaco. Acquisiti quindi i necessari elementi per l'individuazione degli autori del fatto e per le valutazioni di merito, si procedeva alle rituali iscrizioni e si constatava l'insussistenza di azioni fraudolente, giacché nessun artifizio o raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell'immobile, decisa ed attuata a mezzo di procuratore dal presidente dell'associazione-partito rappresentante della stessa e titolato a disporre del suo patrimonio".
Unico dubbio palesato dai magistrati a causa di mancata competenza, riguarda il prezzo del bene immobile che, secondo gli estensori della denuncia, era troppo "fatiscente" per giustificare il valore riscontrato dai documenti di compravendita. In tal caso, dunque, la valutazione definitiva è stata rinviata al giudice civile. Nel comunicato ufficiale si legge infatti che:"E' stato comunicato dal Principato di Monaco che il valore di mercato dell'immobile era triplicato al momento del'alienazione rispetto a quello dichiarato ai fini successori (273.000 euro). Tale valutazione è stata effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene descritto dai testi come fatiscente. Qualsivoglia doglianza quindi sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile".
Al termine della vicenda, comunque, restano ancora alcuni dubbi residui da sciogliere ed una certezza. Riguardo i lati meno chiari della vicenda resta difficile pensare che Fini non fosse a conoscenza del fatto che, il fratello della propria compagna Elisabetta Tulliani, abitasse nel tanto contestato appartamento monegasco. In secundis, resta aperta la contraddizione tra le dichiarazioni di Gianfranco Tulliani che si dice assolutamente estraneo alla società off-shore ragione di scandalo e quelle del ministro della Giustizia dello stato caraibico di Saint Lucia che, invece, assicura che il titolare di quella società è proprio il fratello di Elisabetta.
La certezza, invece, riguarda l'inutilità dell'ossessiva e a tratti delirante campagna di dossieraggio condotta contro il presidente della Camera dai quotidiani "Libero" e "Il Giornale".

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di Germano Milite
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