Cronaca / Sangue

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Uccisi i nipoti di Antonio Bardellino e Raffaele Cutolo

Casalesi, duplice omicidio nel Casertano


Casalesi, duplice omicidio nel Casertano
06/03/2009, 19:03

Per gli inquirenti è stata una trappola. Clemente Prisco, 45 anni, e Antonio Salzillo, 50 anni, sarebbero già da tempo finiti nel mirino dei killer della malavita organizzata, e questa mattina si sarebbero verificare le circostanze per mettere in atto un agguato già pianificato. Le due vittime avevano ‘parentele illustri’ nella camorra: Prisco era il nipote di Raffaele Cutolo, il leader della Nco, condannato a sei ergastoli e chiuso in carcere da oltre 25 anni, mentre Salzillo era nipote di Antonio Bardellino, uno dei capi storici della camorra casertana scomparso molti anni fa in Brasile (e probabilmente ucciso nell’88, anche se il suo corpo non è mai stato ritrovato). I Carabinieri non escludono che i due siano stati puniti perché colpevoli di voler riorganizzare un clan per contrapporsi alle ‘nuove leve’ dei Casalesi, anche se la pista dei ‘vecchi rancori’ resta comunque in piedi.

L’esecuzione è avvenuta a Cancello e Arnone, in provincia di Caserta. Antonio Salzillo fino a due mesi fa era sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Gallarate, dove viveva ormai da anni dopo un periodo trascorso in Germania. Solo qualche settimana fa era tornato a Casal di Principe dove, secondo le indagini della procura Antimafia di Napoli, avrebbe potuto ottenere un finto benestare dei capi clan ancora latitanti. L’ultima sua comparizione risale al 2001, quando testimoniò durante il processo Spartacus I sull’omicidio del fratello Paride, strangolato con un filo di una caciotta nel 1988. Questo pomeriggio era con Clemente Priscio, lontano nipote di don Raffaele, precedenti penali per spaccio di droga. Si trovavano in via Santa Maria a Cubito a Cancello e Arnone, nel casertano.

I sicari li hanno individuati e raggiunti. Si sono accostati alla Bmw guidata da Salzillo e, prima che il cinquantenne potesse provare a scappare, hanno aperto il fuoco. Erano almeno in tre, a bordo di un’altra automobile. Decine di proiettili calibro 9 per 21 sono stati esplosi verso Salzillo, che non ha avuto scampo. Colpito all’addome ed al volto, il nipote di Bardellino ha perso il controllo della Bmw che è finita nel canale dei Regi Lagni. Prisco, non appena si è reso conto che quelli che si erano affiancati erano sicari armati, si è lanciato dall’automobile cercando di scappare a piedi, ma anche il suo destino era ormai segnato: i killer lo hanno raggiunto e lo hanno giustiziato sparandogli al volto.

Antonio Salzillo era già stato preso di mira nel dicembre del 2008, i sicari cercarono di freddarlo in una bisca clandestina a Casapesenna. La sua condanna a morte era stata già decisa dalle nuove leve della camorra casalese, in base al suo sangue. Dopo la morte dello zio Antonio Bardellino si era resa infatti necessaria, nelle logiche di conquista della camorra, l’eliminazione di tutti i familiari del boss della camorra di San Cipriano D’Aversa. Una estirpazione totale dei Bardellino, per evitare vendette anche dopo molti anni ed egemonizzare il territorio. Il sei marzo del 1991 a Cascais, colpito dalle logiche camorristiche di dominio, potere e vendetta, cadde sotto i colpi dei sicari Mario Iovine: raggiunto a Cascais, in Portogallo, zio del boss latitante Antonio Iovine, detto ‘o Ninno, era ritenuto responsabile della morte di Antonio Bardellino.

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di Nico Falco
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