Cronaca / Nera

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Il padre di un pentito ammazzato dopo ‘Annozero’

Casalesi: la linea dura di Setola per mantenere il potere


Casalesi: la linea dura di Setola per mantenere il potere
18/11/2009, 18:11

NAPOLI – Pallottole per evitare pentimenti. Punizioni esemplari per intimorire chi avesse anche solo la remota intenzione di abbandonare i clan camorristici dei Casalesi e passare dalla parte della giustizia. Tolleranza zero per chi poteva rivelare ai magistrati particolari preziosi per combattere il sodalizio criminale. Era questa la linea seguita da Giuseppe Setola, il capo dell’ala stragista del gruppo Bidognetti dei Casalesi.
Esempio fu l’esecuzione di Umberto Bidognetti, la cui sentenza di morte arrivò immediatamente dopo le dichiarazioni del figlio in televisione. Domenico Bidognetti, collaboratore di giustizia, era intervenuto durante una puntata di Annozero ed aveva parlato della sua attività di collaborazione, invitando altri camorristi a scegliere la sua stessa strada. Un affronto che Setola non poteva tollerare. Così, nel giro di poche ore, fu organizzata la punizione per quelle dichiarazioni che rappresentavano un pericolo per il clan. Umberto Bidognetti fu assassinato nella sua azienda agricola a Cancello e Arnone il 2 maggio 2008 da un commando composto dallo stesso Setola e da Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia, Massimo Alfiero e Giovanni Tessitore.
“Una punizione esemplare”, commenta il procuratore aggiunto di Napoli Federico Cafiero de Raho, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Caserta che hanno portato oggi all’esecuzione di 3 arresti e alla notifica in carcere per 11 persone di un provvedimento cautelare.
Gli episodi passati al setaccio dalla Dda di Napoli sono cinque, tra cui un duplice omicidio. Caduto sotto i colpi del commando di Setola anche Raffaele Granata, titolare del lido “La Fiorente” a Ischitella di Castelvolturno. I veri obiettivi del gruppo di fuoco, in realtà, erano i figli di Granata, che per ben due volte avevano osato opporsi al pagamento del pizzo. Granata fu ucciso, l’11 luglio dell’anno scorso, con una pistola calibro 9X21; la stessa arma era stata usata per uccidere l’imprenditore di Casal di Principe Michele Orsi.
Giuseppe Setola voleva, inoltre, evitare che gruppi di extracomunitari potessero gestire in proprio lo spaccio e la prostituzione. Per questo motivo ordinò l’uccisione degli albanesi Arthur Kazani Zyber Dani e di Rami Doda, assassinati il 4 e il 21 agosto 2008.
Altro caso esaminato dalla Dda partenopea, l’assassinio di Antonio Celiento, collaboratore di giustizia. L’uomo venne ucciso il 18 settembre dello scorso anno, un’ora prima della strage di Castelvolturno. Autori materiali del delitto furono Cirillo, Letizia, Santoro, Massimiliano Napolano e Gabriele Brusciano. Nell'indagine e' stata rilevante la collaborazione dei pentiti, anche se, come ha voluto precisare il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore "non facciamo mai atti di fede nel confronti dei collaboratori di giustizia, ma li andiamo sempre a verificare". Intercettazioni e riscontri scientifici hanno permesso di ricostruire dinamica e motivazione degli agguati.

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di Nico Falco
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