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Casalesi, presi gli ultimi due del commando di Setola


Casalesi, presi gli ultimi due del commando di Setola
31/01/2009, 21:01

Gli agenti della squadra mobile di Caserta, diretta da Rodolfo Ruperti, hanno assicurato alla giustizia due componenti del gruppo di fuoco del killer Giuseppe Setola, che la sera del 12 dicembre scorso tentarono di uccidere, a Trentola Ducenta, i pregiudicati Salvatore Orabona e Pietro Falcone. Si tratta del trentaduenne Nicola Cangiano e del ventottenne Umberto Borriello Montanino, entrambi latitanti dalla sera dell’agguato in via Caravaggio e Alfieri. Nella circostanza il commando, capeggiato dallo stesso Setola, esplose 120 colpi. In quel raid riuscì a salvarsi Salvatore Orabona, obiettivo della spedizione, mentre rimase ferita Giuseppina Moliterno, una quarantottenne che aveva come unica colpa quella di abitare in un appartamento a pochi metri dalla casa di Orabona. Il boss Setola, nascosto in un rifugio a Trentola Ducenta, riuscì a far perdere le sue tracce ed ancora una volta, quando i carabinieri arrivarono al suo covo, il 12 gennaio scorso, riuscì a scampare l’arresto fuggendo attraverso le fogne con un braccio rotto. La sua nuova fuga però durò meno di quarantotto ore: il 14 gennaio, infatti, le forze dell’ordine riuscirono a braccarlo di nuovo e questa volta per lui non ci fu scampo. Venne arrestato in un altro rifugio, a Mignano Montelungo, mentre era con Paolo Gargiulo, anch’egli nei guai in quanto ritenuto suo fiancheggiatore.


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Il gruppo di fuoco, ritenuto vicino al capo dell’ala stragista dei casalesi, aveva dimostrato in più occasioni una ferocia inaudita mista alla più totale assenza di rimorsi. Nessuna preparazione particolare prima di compiere un agguato, nessun ripensamento prima di premere il grilletto. Come se si trattasse di andare a fare una consegna, di firmare un ordine di acquisto, il commando agiva con una tranquillità tale da mettere i brividi. Ascoltavano canzoni, ridevano, scherzavano come farebbe qualsiasi gruppo di amici sulla via di una scampagnata. Poi, al momento opportuno, estraevano le armi e facevano fuoco senza curarsi della possibilità di ferire estranei, puntando alla morte dell’obiettivo come unico scopo. I loro festeggiamenti per un ‘piezzo’ andato in porto o per una missione di morte fallita sono stati ascoltati dagli increduli investigatori del comando provinciale di Caserta, grazie ad una cimice che i carabinieri avevano posizionato nell’auto solitamente utilizzata dal gruppo.

Gli arresti
 Cangiano è stato scovato dai poliziotti in via Garibaldi a Lusciano, nel Casertano, mentre Montanino era in via Linguiti ad Aversa, nei pressi dell’ospedale psichiatrico. Pesantissime le accuse che pendono sul capo dei due: tentato omicidio, detenzione e uso di armi da fuoco in luogo pubblico aggravati dall’associazione di stampo mafioso per aver agevolato il clan dei Casalesi riconducibile a Giuseppe Setola. Durante il servizio è stata inoltre sequestrata una Honda Gpr600 rossa, probabilmente utilizzata da Setola: gli inquirenti ritengono molto probabile che quella motocicletta sia stata utilizzata per alcuni omicidi di camorra, come quello di Raffaele Granata sul lido di Varcaturo a luglio. Sempre oggi, i carabinieri del reparto territoriale di Aversa hanno notificato un’altra ordinanza a Paolo Gargiulo, finito agli arresti già il 14 gennaio, proprio per il raid del 12 dicembre. Inoltre i militari sono riusciti ad identificare i due presunti fiancheggiatori, dei quali non sono state rese note le generalità, che avrebbero favorito Setola durante la sua latitanza, aiutandolo a trovare rifugio, insieme alla moglie, nel covo di Trentola Ducenta.

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di Nico Falco
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