Cronaca / Nera

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Due anni e 8 mesi in primo grado per intestazione fittizia

Casalesi, prima condanna per il primogenito di Sandokan


Casalesi, prima condanna per il primogenito di Sandokan
08/01/2010, 21:01

CASERTA – Nicola Schiavone, primo dei sette figli del boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone (nella foto), dovrà scontare 2 anni ed 8 mesi di carcere per intestazione fittizia di beni (con assorbimento dell’articolo 7). La condanna al primogenito di ‘Sandokan’ è stata emessa questa sera dalla Prima Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al termine di una camera di consiglio durata oltre cinque ore. Si tratta della prima condanna (e ancora in primo grado) per il figlio di Sandokan, che secondo i nuovi collaboratori di giustizia ha preso il posto del padre nel sodalizio camorristico, costituendo l’attuale referente del gruppo dei Casalesi. Per i giudici, Nicola Schiavone ha fatto ricorso all’intestazione fittizia di beni per sfuggire al sequestro ed alla confisca, da parte dell’autorità giudiziaria, di beni riconducibili alla camorra.
La corte (presidente Raffaello Magi, a latere Valeria Bove e Rosa De Ruggiero) ha ritenuto che Nicola Schiavone fosse uno dei soci occulti della società di autosalone “Trident”, inaugurata nell’aprile del 2003 a Casal di Principe con una festa alla quale erano state invitate anche le showgirls Natalie Caldonazzo ed Eva Grimaldi.
Il tribunale ha inoltre condannato Simone Alfonso Basco alla pena di 2 anni; si tratterebbe del prestanome di Schiavone. Assolto invece per non aver commesso il fatto Giancarlo Cordino.
L’affare girava intorno a fatture di 250mila euro, per l’acquisto di automobili di grossa cilindrata che venivano poi rivendute a Casal di Principe, al Trident. L’indagine era iniziata nel 2003, grazie ad una intercettazione ambientale durante un colloquio tra Francesco Schiavone ed i figli Nicola e Carmine. Per Nicola Schiavone il pm Marco De Gaudio della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea aveva chiesto una condanna a 3 anni e 8 mesi di carcere, con l’aggravante dell’articolo 7.

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di Nico Falco
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