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Toia:"Non abbiamo più intenzione di investire al Sud"

Caserta: dopo 35 anni la Billa (ex Standa) chiude i battenti


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Caserta: dopo 35 anni la Billa (ex Standa) chiude i battenti
19/06/2010, 15:06

CASERTA - Lo storico supermercato di Via G.M. Bosco, da 35 anni punto di riferimento per i numerosi abitanti (in maggioranza anziani) della zona che fa capo a "Parco Gabriella", ha visto abbassarsi le saracinesce in via quasi certamente definitiva. La chiusura del market "Billa", che fino a qualche tempo fa si chiamava ancora "Standa", costringerà 17 dipendenti, di cui solo tre idonei alla quiescienza e dunque ad un assegno di sostentamento vitalizio, alla cassa integrazione e poi alla mobilità. Il motivo? Casse in rosso? Bilancio in passivo? Rapporto costi-benefici sconveniente? Stando a quanto ha dichiarato nella riunione in Prefettura dello scorso 17 giugno Virginio Toia, capo del personale della Billa, sembrerebbe di no.
Si tratterebbe, infatti, di una fin'ora non troppo comprensibile "scelta aziendale" che vedrebbe l'azienda di Carmignano del Brenta (PD) decisa fino all'ultimo a non investire più un cent nel meridione. "Da Roma in giù non ci interessa più essere presenti", avrebbe infatti dichiarato Toia ai sindacalisti ed ai dipendenti presenti all'incontro con il Prefetto organizzato a Caserta lo scorso giovedì.
Secondo i dati riferiti da Benedetto Arrigale, segretario generale FILCAMS CGIL di Caserta, però, alla base della decisione ci sarebbero molto probabilmente le guerre intestine e i dispetti aziendali operati dalle due società (Standa e Billa ndr) che un tempo erano accorpate in un unico soggetto imprenditoriale e che, successivamente, sono andate incontro ad un divorzo che ha lasciato vivi livori e risentimenti. Il supermercato appena chiuso, infatti, è uno dei pochi che inverte il trend imposto dalla crisi e fa registrare, negli ultimi mesi, un utile netto significativo.
Gli uffici della Billa non apriranno prima di lunedì e, noi della Julie, per completezza argomentativa ed onere giornalistico, ci siamo riservati di ascoltare anche la versione del top managment. Di certa, comunque, resta al momento la vera e propria opera di demolizione dei centri di grande distribuzione cittadini; con il Despar di Via Giotto in fallimento e sempre più persone che, per acquistare generi di prima necessità, sono costretti a raggiungere i grandi centri commerciali che si trovano in periferia o, in alternativa, le meno fornite (e solitamente più care) piccole distribuzioni che resistono alla crisi e vedendo sparire i supermercati possono contare su piccoli monopoli e dunque su un'offerta tendenzialmente meno conveniente per i consumatori. A questi dati, come intuibile, si aggiungono quelli che riguardano un altro incremento di spesa indiretto e, cioè, quello della benzina che occorre per spostarsi dalla propria abitazione ai punti dovo dislocati i vari "Campania", "Famila", "Carrefour" ecc...
Tutto fa parte del circolo viziono creato da un tipo di piano urbanistico scriteriato e portato ad aumentare il traffico (e quindi l'inquinamento); costringendo sempre più persone all'acquisto di un auto necessaria, oramai, anche solo per poter fare la spesa.

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di Germano Milite
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