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Caso Aldrovandi, Coisp: “Basta scempiaggini”


Caso Aldrovandi, Coisp: “Basta scempiaggini”
25/01/2013, 11:08

Nessuno degli sfortunati Poliziotti rimasti coinvolti nel drammatico decesso di Federico Aldrovandi ha mai avuto l’intenzione e la volontà di cagionare la morte del giovane, né ha mai pensato di infierire su una persona inerme, né, tantomeno, ha dovuto entrare in contatto con lui perché in quel momento non aveva nulla da fare e cercava uno svago qualunque decidendo di intervenire per fermarlo senza motivo. E dopo aver premesso questa che è una verità detta non solo e non tanto da noi, ma accertata processualmente, ci preme dire che bisogna certamente riconoscere il deciso impegno profuso da qualcuno nel vano tentativo di consigliare, per non dire condizionare, le scelte dell’autorità giudiziaria e di quella disciplinare chiamate a pronunciarsi nei confronti dei nostri quattro colleghi, ma non se ne sentiva davvero il bisogno. E anzi, al di là della sempre rimarcata comprensione per il dolore di una famiglia che comunque ha perso un figlio, dobbiamo rilevare che ha superato ormai la soglia del comprensibile questo continuo bombardamento con cui troppi, in buona o in cattiva fede, investono i media con i loro commenti, le invettive, la crocifissione, l’odio per i Poliziotti, e adesso, persino, le interpretazioni fai-da-te di norme giuridiche e disciplinari che disvelano la totale ignoranza delle materie in questione, nonché il fine di pura vendetta da una parte e di pura strumentalizzazione politica dall’altra. E’ ora di mettere un freno all’onda emotiva che ha rotto ogni argine di ragionevolezza, sfociando in meri travisamenti della realtà, in giudizi etici completamente fuori misura, e persino in uscite di macabro cinico sarcasmo che non ci si aspetterebbe da parte di chi ha da convivere col dolore del lutto”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, reagisce con durezza alle notizie di stampa in merito ai vari interventi registrati in occasione delle udienze davanti al Tribunale di Sorveglianza di Bologna, chiamato a decidere sulle richieste avanzate nell’interesse dei quattro poliziotti condannati per omicidio colposo a seguito della morte di Federico Aldrovandi, perché gli ultimi sei mesi di pena comminati loro possano essere scontati in regime di affidamento in prova o, in subordine, agli arresti domiciliari. I giudici non hanno potuto ancora decidere sulle relative istanze, ma intanto più voci sono tornate a inveire contro i Poliziotti. Sono intervenuti anzitutto i genitori di Aldovrandi - la cui madre nei giorni scorsi ha anche scritto una caustica missiva al presidente del Consiglio, Mario Monti -, che oltre a chiedere il carcere per i quattro Poliziotti hanno insistito, soprattutto, sulla richiesta che in sede disciplinare essi vengano “buttati fuori dalla Polizia di Stato”, e privati del loro posto di lavoro. Una identica richiesta è prontamente arrivata dal segretario Prc Emilia Romagna, Nando Mainardi, schieratosi con la richiesta dell’espulsione dal Corpo. “Ci auguriamo che i 4  poliziotti, già condannati, vengano allontanati definitivamente dalle forze dell’ordine - ha detto -: sarebbe vergognoso il contrario. Dopo una condanna scandalosamente mite” Mainardi ha sollecitato dunque                           “un provvedimento disciplinare. Per cambiare il Paese, è  necessario anche fare pulizia, senza alcuna ambiguità, di coloro che  hanno usato il proprio ruolo pubblico per atti incredibili come quelli che hanno portato alla morte Federico Aldrovandi” ha concluso rimarcando che    “siamo stanchi di una giustizia forte con i deboli e debole con i  forti”.

Noi - insiste Maccari - abbiamo una precisa idea di cosa intendiamo per ‘usare il proprio ruolo pubblico per atti incredibili’, e che a pronunciare questa frase contro dei Poliziotti sia un politico è qualcosa che ha del paradossale, dello sconcertante. Comunque certamente non corrisponde a questa dicitura l’intervento delle Forze dell’Ordine nei confronti di un giovane ‘drogofilo’ (per usare le parole emerse in giudizio), che dava in escandescenza, accanitosi contro le volanti e contro gli Agenti in servizio. Per drammatico e tragico che sia stato, questo evento non è stato voluto dai Poliziotti, che infatti sono stati condannati per una contestazione colposa, che non lascia alcuno spazio alla possibilità di radiazione dal servizio, ma solo, al limite, di una sospensione”.

“E se questo sig. Mainardi  ritiene che per ‘cambiare il Paese e fare pulizia’ bisogna chiudere in galera quattro poliziotti perché scontino sei mesi di pena - si infuria il Segretario del Coisp -, allora la domanda è d’obbligo: ma crede che siamo tutti senza cervello o dice sul serio?        La giustizia ‘forte con i deboli e debole con i  forti’, di cui lui è tanto stanco, è quella che ha usato con i colleghi una severità che spesso manca nei confronti di criminali patentati e mafiosi vari, e che vede i ricchi e potenti cavarsela puntualmente o scontare le proprie condanne in agiate residenze, altro che patrie galere. Il nostro è un Paese in cui terroristi che hanno ucciso sì con piena consapevolezza e convinzione vengono ricambiati con un posto sulle poltrone che contano, in Parlamento siedono un numero scandaloso di condannati e imputati, e potremmo continuare a lungo… E il male assoluto sarebbero quattro Poliziotti condannati per un reato colposo per il quale meriterebbero di perdere il lavoro che oltretutto è al centro della nostra Costituzione repubblicana?”.

Siamo sconcertati – conclude Maccari – da tanta superficialità e da un tale accanimento contro chi porta una divisa, che non vuol dire certamente solo essere legittimati a usare la forza quando è necessario, ma vuol dire anche sacrifici, servizi e turni massacranti, ed un trattamento da schiavi, anche se sappiamo bene che di recente è divenuto il migliore strumento per ottenere successo e rappresentatività. Siamo consapevoli, quindi, di dire cose assai impopolari, ma continuare a mettere in croce i colleghi strumentalizzando questo dramma, non servirà a nessuna causa particolare, farà solo passare nettamente dalla parte del torto persino chi ha perso più di tutti”.    

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di Redazione
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