Cronaca / Sangue

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Caso Aldrovandi, la difesa cerca di smontare le accuse


Caso Aldrovandi, la difesa cerca di smontare le accuse
29/06/2009, 18:06

I legali della difesa al processo sulla morte di Federico Aldrovandi hanno chiesto al giudice Francesco Caruso un “giudizio sereno e distaccato”, invitandolo ad agire “con testa fredda anche in un ambiente caldo”. L’avvocato Alessandro Pellegrini è stato il primo difensore dei quattro agenti accusati di avere ucciso il ragazzo a proporre al giudice la tesi difensiva, riproposta nel pomeriggio dall’avvocato Giovanni Trombini. Domani sarà invece la volta degli altri due avvocati, Gabriele Bordoni e Michela Vecchi. La strategia utilizzata dai legali si è basata principalmente su un attacco frontale alle contraddizioni della “prateria di illazioni e congetture” di accusa e parti civili e alla “ricostruzione congetturale” del pm Nicola Proto, che ha chiesto condanne a 3 anni e 8 mesi per tutti gli agenti coinvolti. Per gli avvocati della difesa, i poliziotti quella mattina del 25 settembre 2005 si sono comportati secondo il protocollo, seguendo alla lettera le istruzioni impartite durante gli addestramenti. La testimonianza della signora Marta Taddia, novanta anni, secondo Pellegrini non proverebbe nulla: la donna, interrogata dai carabinieri, ha infatti dichiarato di aver sentito delle grida in strada, e visto degli agenti che tentavano di bloccare gambe e braccia di un ragazzo. Tornata alla finestra poco dopo, aveva invece visto il ragazzo a terra. Ma, ha sottolineato l’avvocato, la donna non ha dichiarato di aver visto gli agenti che picchiavano Aldrovandi.

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di Nico Falco
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