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Ilaria Cucchi: "Continueremo la battaglia contro gli agenti"

Caso Cucchi, l'ospedale risarcirà di 1,340 mln la famiglia

Il risarcimento è limitato alla responsabilità sanitaria

Caso Cucchi, l'ospedale risarcirà di 1,340 mln la famiglia
03/11/2013, 10:07

E’ di un milione e 340mila euro la cifra che l’ospedale Pertini di Roma dovrà versare come risarcimento per la morte di Stefano Cucchi alla famiglia del ragazzo, morto il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per ragioni legate a questioni di droga. La cifra è stata ufficializzata soltanto ieri, dopo giorni di indiscrezioni sull’accordo raggiunto dalle due parti in causa sul risarcimento.

I soldi verranno versati dall’assicurazione Unipol ai parenti di Stefano per conto dell’ospedale Pertini, struttura che ha visto i propri medici condannati in primo grado per omicidio colposo. Il risarcimento pone fine al processo d’appello e i Cucchi non si costituiranno più come parte civile contro i sei medici precedentemente accusati di omicidio colposo (il primario Aldo Fierro, i medici Flaminia Bruno, Stefania Cordi, Luigi De Marchis, Silvia di Carlo e Rosita Caponetti).

Ilaria Cucchi ha però precisato: “Abbiamo accettato soltanto con la garanzia del nostro avvocato di poter continuare la battaglia processuale contro gli agenti. Altrimenti non avremmo accettato nessuna somma”. Il  risarcimento da parte della struttura ospedaliera, infatti, non implica la fine del processo con gli agenti di polizia penitenziaria che, secondo Ilaria, sono colpevoli della morte di suo fratello. “I medici hanno fatto gravissimi errori – ha spiegato Ilaria – ma devono esser assicurati alla giustizia coloro che lo hanno pestato. Non avremo pace fino a che giustizia non sarà fatta”. Anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei Cucchi, ha confermato: “Il risarcimento è limitato esclusivamente alla responsabilità sanitaria. L’obiettivo della famiglia è quello di avere giustizia non a metà, ma a 360 gradi. Per questo, andremo in appello anche e soprattutto sulla posizione degli agenti per i quali con soddisfazione la Procura generale ha chiesto alla Corte d’assise d’appello un giudizio completo e non limitato”.

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di Vanessa Ioannou
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