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“La colpa è solo nostra, solo dei medici”

Caso Cucchi, primario commenta ironicamente la sentenza


Caso Cucchi, primario commenta ironicamente la sentenza
06/06/2013, 18:52

 “Voglio evitare qualsiasi contro-polemica. So solo che la colpa è solo nostra, solo dei medici. E meno male che non siamo delinquenti". È quanto dichiarato, ironicamente, da Aldo Fierro, primario del reparto dell'ospedale romano Sandro Pertini nel quale morì Stefano Cucchi, commentando la sentenza del tribunale giunta ieri che lo condannava a due anni di reclusione per omicidio colposo. "Non ho mai visto Cucchi e non capisco come sia possibile che io possa essere coinvolto in questa storia", dichiara.
"Se questo è il nostro Paese, penso che almeno presto me ne andrò in pensione. Non ho nulla da nascondere; credo nella famiglia, nella religione e nel sacramento dell'ostia. La disponibilità e il supporto dei miei colleghi mi ha aiutato e li ringrazio. Vedremo in futuro quello che succederà, aggiunge Fierro,. Faccio il medico da 40 anni, amo questo lavoro. Ho sempre fatto gli interessi dei più deboli".
Immediata la replica della sorella di Stefano, Ilaria che ieri – dopo la sentenza – è scoppiata in lacrime: “Stefano non sarebbe arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato. Ma i medici sono anche responsabili e non sono degni di indossare il camice". "I medici avrebbero potuto salvargli la vita, non hanno fatto nulla, ora dovranno fare i conti con la loro coscienza, perché hanno comunque una responsabilità gravissima. La morte di mio fratello non è un caso di malasanità".
Anche il ministro Cancellieri ha commentato la sentenza del Tribunale, dichiarando solidarietà alla sorella Cucchi" - di Stefano Cucchi: "Sono donna di istituzioni e non mi appartiene dare giudizi sull'operato della magistratura", ha dichiarato il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, dopo le polemiche sulla sentenza del processo Cucchi. "Alla sorella di Stefano - ha detto il Guardasigilli - posso solo esprimere solidarietà e una grandissima partecipazione, perché sono consapevole che quello è un dolore che nessuno ha lenito".

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di Erika Noschese
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