CRONACA - Nera

INFURIA LA POLEMICA DOPO LE DICHIARAZIONI DI GIOVANARDI

Caso Cucchi, primi indagati per omicidio preterintenzionale

Caso Cucchi, primi indagati per omicidio preterintenzionale

09/11/2009, ore 20:16 - 

ROMA – Carabinieri, agenti penitenziari, detenuti di Regina Coeli, detenuti nelle celle di sicurezza del Palazzo di Giustizia. Sono questi i primi nomi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma nell’ambito delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano 31enne deceduto all’ospedale Sandro Pertini di Roma dopo ad una settimana dall’arresto. Sul cadavere sono stati trovati chiari segni di percosse, il che fa pensare che Cucchi sia stato selvaggiamente picchiato. Proprio questo potrebbe essere il motivo del decesso: indi, secondo l’ipotesi della Procura, omicidio preterintenzionale.
I pubblici ministeri, Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, hanno disposto accertamenti su tutti coloro che hanno avuto contatti con Cucchi, dal momento dell’arresto fino al ricovero in ospedale. Per il momento l’inchiesta sul pestaggio non esclude nessuno. Intanto, la polemica infuria.

Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha detto che Stefano Cucchi è morto perché “anoressico e drogato”. “Era in carcere perché era uno spacciatore abituale, - ha proseguito, - la verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili”. Giovanardi ha continuato additando la droga come vero colpevole del decesso. Probabilmente Giovanardi ha parlato senza tenere in considerazione l’aspetto fondamentale dell’inchiesta, che non sono i problemi di droga del 31enne romano: gli stupefacenti riducono in uno stato pietoso, e nessuno dice il contrario. Ma non esistono droghe in grado di incrinarti costole e coprirti di ecchimosi.

Critiche all’intervento di Giovanardi sono arrivate anche dallo stesso Pdl. Alberto Della Vedova, commentando le parole del collega di partito, parla di “uno scivolone, che contraddice la linea di rigore e prudenza scelte dal governo”.

Dure critiche si sono sollevate dai banchi del Pd. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori, afferma che “parlare in modo così crudele e strumentale, come ha fatto il sottosegretario Giovanardi, è davvero offensivo. Probabilmente Cucchi è morto per responsabilità di chi doveva averne la cura, perché allora da un rappresentante del governo arrivano parole come quelle di Giovanardi?”. Tutte le vite umane, conclude la Finocchiaro, “meritano rispetto, quel rispetto che prima di tutto dovrebbe essere portato alla famiglia Cucchi. Non esistono gerarchie sul valore della vita”.

La Fp Cgil Sanità esprime il proprio parere in una nota, firmata dal segretario nazionale Fabrizio Fratini e dalla responsabile nazionale Area dipendenza, Lorenza Splendori. “Nessun ministro, in una normale democrazia, si sarebbe potuto permettere di avanzare affermazioni così gravi sulla morte violenta di un ragazzo di trent’anni, - si legge nella nota, - tanto meno colui che ha dato il nome ad una legge che antepone la repressione alla cura, che colpevolizza le persone con dipendenza, che offre a piene mani carcere anziché recupero, costrizione anziché servizi alla persona”.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, risponde cercando di mettere in chiaro la situazione, e spostando l’attenzione sull’aspetto principale dell’inchiesta. “A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito, - dichiara, - rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga noi non l’abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto. Non voglio aggiungere altro, la cosa che ha detto il sottosegretario si commenta da solo”.

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