Cronaca / Giudiziaria

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Arriva la sentenza nel processo contro il reverendo Ronan

Caso di pedofilia, l’Oregon dà ragione al Vaticano

La parola fine dopo dieci anni

Caso di pedofilia, l’Oregon dà ragione al Vaticano
21/08/2012, 17:52

OREGON – “I preti non sono impiegati della Santa Sede e ridurli allo stato laicale non equivale a licenziarli”. Con queste parole il giudice dell’Oregon ha archiviato il caso scoppiato per lo scandalo dei preti pedofili, quello conosciuto come “John Doe vs Holy See". Un nome falso utilizzato per proteggere l’identità della vittima che, all’epoca dei fatti, era diciassettenne. Questa accusò il reverendo Andrew Ronan di averlo ripetutamente molestato negli anni Sessanta.

Insomma il Vaticano ne è uscito “vincitore”.

Il giudice ha spiegato di aver analizzato i fatti, di non aver trovato la tipica relazione impiegato- datore di lavoro. “Se avessi accolto il punto di vista del ricorrente – ha spiegato il giudice - allora i cattolici, ovunque, potrebbero essere considerati impiegati della Santa Sede”.

La sentenza mette, così, fine ad un caso che andava avanti ormai da dieci anni. Dai documenti è emerso, inoltre, che padre Ronan dell’Ordine dei Servi di Maria, nel corso di 15 anni, aveva abusato di altri ragazzi a Chicago e a Benburg, in Irlanda. Episodi, questi, che però erano stati mantenuti segreti dall’ordine religioso e di cui la Santa Sede era stata informata soltanto nel momento in cui Ronan chiese lui stesso di essere ridotto allo stato clericale, cosa che avvenne appena dopo 5 settimane dalla domanda.

I superiori del religioso avevano deciso il trasferimento, prima da Benburg a Chicago e infine a Portland (Oregon), senza avvertire né il responsabile locale dell’ordine né il vescovo di Portland di quanto era accaduto in precedenza. Il giudice ha, perciò, respinto il caso che nel 2010 era arrivato anche alla Corte suprema americana, sotto il profilo dell’immunità legale di uno Stato estero, il Vaticano appunto, riconosciuto dal governo degli Stati Uniti. La sentenza dell’Oregon, invece, ha analizzato i fatti nel merito arrivando ad una diversa conclusione.

L’altra parte, ha già fatto sapere di essere pronta a ricorrere in appello “Siamo dispiaciuti, ma non scoraggiati”, ha commentato Jeff Anderson, avvocato della vittima.

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di Rossella Marino
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