Cronaca / Giudiziaria

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Lavitola: “Chiesi 5 mln a Silvio come riconoscenza dovuta”

Caso escort: a processo Tarantini e l’ape regina Began

Gianpi offriva donne al Cavaliere per curare i suoi affari

Caso escort: a processo Tarantini e l’ape regina Began
27/04/2012, 09:04

ROMA – Otto imputati e una trentina di ragazze indotte e disposte a prostituirsi per il Cavaliere. La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, per Sabina Began (meglio nota come “l’ape regina”) e per altre cinque persone, tutte coinvolte nell’inchiesta sulle escort che l’imprenditore barese avrebbe portato in ventuno occasioni, tra il 2008 e il 2009, nelle residenze dell’ex premier Silvio Berlusconi. Si tratta dell’avvocato Salvatore (Totò) Castellaneta, delle escort Francesca Lana e Letizia Filippi, Massimiliano Verdoscia, amico e socio di Gianpi, e Pierluigi Faraone.
I magistrati baresi, dopo mesi e mesi di indagini, non sembrano avere dubbi sull’accusa: Gianpaolo Tarantini, Verdoscia, Castellaneta e Faraone avevano messo in piedi una vera e propria associazione per delinquere, il cui obiettivo era quello di reclutare le donne che dovevano prostituirsi con il premier per fare in modo che Berlusconi desse all’amico Gianpi “incarichi istituzionali” e gli permettesse di allacciare, attraverso lui, “rapporti affaristici con i vertici della Protezione Civile, con Finmeccanica e con le società a quest’ultima collegate (Sel Proc, Selex Sistemi Integrati e Seicos)”. Le donne, dunque, altro non erano che il modo con cui Gianpaolo Tarantini cercava di stabilire rapporti con l’allora presidente del Consiglio per far fruttare i suoi affari.
Gli altri quattro imputati, le escort Sabina Began, Francesca Lana e Letizia Filippi, e Claudio Tarantini aiutavano questa sorta di “organizzazione criminale” arruolando le ragazze, che venivano scelte in base alla loro giovane età e alla corporatura esile. Per loro l’accusa è di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Tra queste vi sarebbe stata anche Manuela Arcuri, che per due volte però avrebbe declinato l’invito di Silvio Berlusconi.

LE DICHIARAZIONI DI LAVITOLA
Ieri è stato anche il giorno in cui sono uscite le dichiarazioni di Walter Lavitola rese nell’interrogatorio di garanzia durato sette ore, il 18 aprile scorso, nel carcere di Poggioreale, dove è stato arrestato per i finanziamenti a “L’Avanti” e le presunte mazzette ai governanti di Panama. La spiegazione forse più attesa, arriva quando gli viene rivolta una domanda su una circostanza che, sia pure emersa dalle indagini, non si riferisce ai capi di imputazione, ma ha attinenze con l’inchiesta Tarantini-escort in corso a Bari: perché intendeva chiedere 5 milioni di euro a Berlusconi “a titolo di prestito”, come ha riferito ai magistrati la sorella, Maria Lavitola? Perché l’ex premier doveva manifestargli riconoscenza, replica l’ex direttore de “L’Avanti”. Riconoscenza perché aveva dovuto fare da “badante”a Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese a conoscenza delle vicende delle escort.

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di Antonio Formisano
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