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Un casa in via Capruzzi come alcova

Caso Escort: le confessioni dell'autista Mennarini


Caso Escort: le confessioni dell'autista Mennarini
13/08/2009, 10:08

Alessandro Mannarini ha 40 anni, proviene da buona famiglia e per vivere fa (o meglio faceva) l'autista di Giampaolo Taratinti; l'impreditore che oramai non ha più bisogno di presentazioni. In un interrogatorio portato avanti dalle fiamme gialle nei mesi scorsi ed emerso in questi giorni, Mennarini rilascia alcune dichiarazioni fondamentali per far chiarezza sul vasto giro di escort gestito da Tarantini. Secondo i racconti dell'autista quarantenne (che condivideva con l'imprenditore di Bari l'amore per la polvere bianca), le donne venivano pagate e poi lasciate sole con i loro clienti in un appartamento in Via Capruzzi, nello stabilimento della Bnl.
Come già noto, i clienti abituali erano imprenditori, probabilmente dirigenti sanitari e, soprattutto, politici di un certo calibro. Secondo Mennarini, infatti, sarebbero certi i collegamenti tra le "feste" organizzate da tarantini e politici vicini a D'Alema ("So che Gianpaolo frequenta il gruppo di politici pugliesi vicini a D´Alema, e in particolare Roberto De Santis e Sandro Frisullo. So con certezza che Massimo Verdoscia faccia tuttora parte di quella compagine"; ha confessato infatti al Gdf il l'ex autista). Tra l'altro, lo stesso Tarantini, interrogato alla fine di luglio, aveva confessato apertamente di pagare delle prostitute affinchè intrattenessero con prestazioni sessuali i suoi "ospiti".
Tra queste c'era anche Patrizia D'Addario che, come oramai noto, si è intrattenuta con il Premier Berlusconi durante uno dei festini organizzati  a Palazzo Grazioli. Presente nel giro anche Maria Teresa De Niccolò (che Mennarini conosceva con il nome di "Terry") le cui dichiarazioni, fra le quali spunta il nome dell'ex presidente della Regione Puglia Sandro Frisullo, sono presenti in tre brevi verbali conservati dagli inquirenti.
Un enorme giro di droga, sesso e prostituzione è dunque inesorabilmente emerso grazie alle indagini della guardia di finanza. Un giro nel quale, in almeno una occasione, magari anche in maniera involontaria (ma questo aspetto, probabilmente, rende la situazione ancora pià grave) è entrato anche il nostro Presidente del Consiglio.

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di Germano Milite
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