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Bonelli: "Dati significativi e allarmanti"

Caso Ilva, ambientalisti "A Taranto +12% decessi per tumori"

"in italia c'è bisogno di più controlli ambientali"

Caso Ilva, ambientalisti 'A Taranto +12% decessi per tumori'
19/09/2012, 18:49

TARANTO - Nel periodo 2003-2008 c’è stato un aumento del 10% dei decessi nei Comuni di Taranto e Statte per tutte le cause e del 12% per tutti i tumori, del 24 per cento per i tumori del fegato e dei polmoni, del 38 per cento per i linfomi, del 306 per cento per i mesoteliomi, del 35 per cento della mortalità dei bambini con meno di un anno di età riferita a tutte le cause, del 71 per cento della mortalità prenatale. Sono i dati forniti da Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, e Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, secondo cui i nuovi dati dello studio epidemiologico Sentieri condotto dall'Istituto Superiore di Sanità, che per il ministro della Salute Renato Balduzzi sono ancora in fase di elaborazione, sono invece già disponibili e a conoscenza sia del ministero che della Procura della Repubblica. 

“Dati significativi, dati allarmanti - sottolineano Marescotti e Bonelli - che chi ha responsabilità pubbliche non può sottovalutare, né minimizzare. La questione della salute da tutelare e del diritto alla vita dei tarantini e' messa in secondo piano dal Governo e invece questa deve essere la priorità”. A proposito della correlazione tra mortalità, morbilità e inquinamento industriale, rispondendo al ministro dell'Ambiente, Clini, che nei giorni scorsi ha affermato che non c’è certezza su questo legame e che Taranto ha avuto anche altre attività industriali e lavorative ad alto impatto inquinante come l'Arsenale della Marina dove si è lavorato a contatto con l'amianto, Bonelli e Matacchiera ribattono affermando che nello studio si parla di eccessi statisticamente significativi correlabili in molti casi all'inquinamento. “Si parla - hanno precisato gli ambientalisti - di alto livello di persuasività scientifica nel vedere un nesso tra questi dati e l'inquinamento. Più volte ricorre il termine inquinamento industriale e lo studio Sentieri lo sottolinea come fatto preoccupante”.

Sul fronte inquinamento e salute in pericolo, gli ambientalisti rilanciano quindi la loro battaglia. E lo fanno in un momento in cui la vicenda Ilva è ad un passaggio cruciale. E' infatti atteso per domani il responso dei custodi alla Procura in merito al piano presentato dall'Ilva (400 milioni per il rifacimento e l'ambientalizzazione di una serie di impianti), piano con cui l'azienda chiede anche che le sia consentito una capacità produttiva minima. E intanto prendendo spunto dalle vicende giudiziarie legate all'Ilva, Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, si chiede “perché in Italia c’è bisogno dell'intervento duro della magistratura penale per riequilibrare una governance ambientale condizionata da lobby industriali e dai correlati interessi politico-economici? La prova dell'efficacia delle disposizioni giudiziarie sta, come dimostra il caso Ilva, nell'immediata apertura dei tavoli istituzionali e nella presenza a Taranto di autorevoli ministri nella settimana di Ferragosto. La spiegazione fornita dai media all'opinione pubblica nazionale - dice Assennato - è stata identificata nell'assenza dei controlli ambientali, finalmente compensata dalle perizie disposte dalla magistratura: una secca delegittimazione del ruolo e delle attività del sistema agenziale. Ed invece c’è, proprio in quelle perizie, una vastissima serie di dati su tutte le matrici ambientali acquisiti dai periti nelle loro valutazioni”. Per Assennato “la misurazione delle emissioni di diossina dal camino dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva è il caso più eclatante, accompagnato anche da una legislazione regionale che ha fissato limiti più severi: dalle criticità degli inizi nel 2005, alle prime campagne del 2007 grazie alla consulenza di una società svizzera, all'istituzione nel 2008 del laboratorio microinquinanti”.

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di Valerio Esca
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