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Ammiraglio Binelli: "Questa vicenda è diventata una farsa"

Caso marò, rabbia e indignazione tra le forze armate

Ex capo di stato maggiore: "Moralmente li abbiamo fucilati"

Caso marò, rabbia e indignazione tra le forze armate
25/03/2013, 17:50

ROMA - Non si sono placate le polemiche sulla gestione dell’affaire marò in India. Anche le forze dell’ordine, la Marina militare ha mostrato sdegno e sofferenza nei confronti di una vicenda molto complessa e fin troppo delicata. Sul sito della Marina militare è ricomparso il fiocchetto giallo in segno di solidarietà con i due fucilieri ritornati in India in attesa che il processo vada avanti. Un simbolo tolto dal sito solo quando il governo annunciò che i marò non sarebbero tornati indietro, dopo essere rimpatriati per le elezioni politiche. Lo stesso capo di stato maggiore, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi sottolinea con le parole l’amarezza nei confronti di questa complicata vicenda giuridica e diplomatica: “Hanno avuto il coraggio dell’obbedienza, nel momento più difficile, guardando all’interesse dell’Italia”. Il Maresciallo Antonello Ciavarelli del Cocer Marina aggiunge: “I colleghi sono in forte agitazione e disagio non solo sulle navi e nelle basi, ma anche negli istituti di formazione. Con che serenità possono continuare a fare il loro dovere, con sacrificio, avendo constatato che le quotidiane azioni, che impongono l’assunzione diretta di rischi e responsabilità, non troveranno un’adeguata tutela da parte della propria Nazione?”.
Ancora più dure le parole del capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che questa vicenda “che sta sempre più assumendo i toni di una farsa si concluda quanto prima e che i nostri fucilieri, funzionari dello Stato in servizio di stato, alla stessa stregua di tutti i militari che operano all’estero con onore per la pace e stabilità internazionali, siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana”. Sull’argomento era intervenuto nei giorni scorsi anche il capo dello stato indiano del Kerala, dove è avvenuto il duplice omicidio, Oommen Chandy, che aveva detto: “Il processo deve celebrarsi in India perché loro hanno ucciso due pescatori indiani su un’imbarcazione indiana. Per questo non vi è alcuna ragione che sia l’Italia a giudicarli”. L’ultima mossa della diplomazia italiana ha decretato l’abbandono anche dell’ipotesi di un’istanza di arbitrato internazionale, dal momento che il ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata ha fatto un passo indietro e lasciato che i marò ripartissero per l’India. “Questa conclusione è davvero inaccettabile” commenta il generale pilota Mario Arpino, ex capo di stato maggiore della Difesa, che aggiunge: “Dire che sono avvilito è poco. Io sono esterrefatto da come questa vicenda è stata gestita, prima, durante e dopo. Intanto per aver mandato dei soldati su quelle navi sulla base di una legge non adatta. Poi per la gestione della crisi. Ancora non ci dicono chi ha autorizzato la nave a entrare in porto. E ora l’epilogo. Qualcuno non si rende conto del danno irreparabile all’immagine dell’Italia, e del contraccolpo tra il personale militare. Noi mandiamo gente in missioni pericolose. Hanno il diritto di sapere che hanno un Paese e un governo alle spalle. Adesso invece sanno che vanno allo sbaraglio. I marò non rischiano la pena di morte? Moralmente li abbiamo già fucilati noi”.

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di Emanuele De Lucia
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