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Processo per 4 carabinieri, 3 spacciatori e il trans Natalì

Caso Marrazzo: 8 persone rinviate a giudizio

Tra i reati: omicidio, falso, concussione e rapina

Caso Marrazzo: 8 persone rinviate a giudizio
28/07/2011, 16:07

ROMA - Otto rinvii a giudizio: li hanno chiesti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli a conclusione della complessa indagine scaturita nell’ottobre del 2009, quando venne alla luce il caso che aveva coinvolto l’allora governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, per i suoi rapporti con alcuni trans e in particolare con il viados meglio conosciuto come Natalì. Secondo la richiesta dei pubblici ministeri per l’indagine che ha riguardato oltre al caso Marrazzo anche la morte del pusher Gianguerrino Cafasso, sotto processo devono finire 4 carabinieri, 3 piccoli spacciatori e lo stesso trans Natali, che in realtà si chiama Josè Silva Vidal.
I reati ipotizzati sono associazione per delinquere, omicidio volontario (per il solo imputato Nicola Testini, maresciallo dei carabinieri) falso, favoreggiamento e concussione. Ne devono rispondere a seconda della posizione processuale lo stesso maresciallo Testini (che risponde da solo dell’omicidio del pusher Gianguerrino Cafasso), i carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino, nonchè Natali, il pusher Emiliano Mercuri e anche Massimo Sallustri e Bruno Semprebene.
Quel 3 luglio 2009 si trattò di un vero e proprio tentativo di ricatto ordito ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, filmato con un telefonino mentre si trovava in compagnia del trans Natalì: secondo la procura, l’ex presidente della Regione Lazio venne sorpreso da Luciano Simeone e Carlo Tagliente (il maresciallo Nicola Testini era in ferie a Bari) a casa di Natalì. In quella occasione, i due militari girarono col cellulare un breve filmato, riprendendo anche della cocaina su un comodino, si impossessarono poi di 5.000 euro in contanti e costrinsero il politico, “con la minaccia di gravi conseguenze”, a compilare e a consegnare tre assegni dell’importo complessivo di 20.000 euro. Il quarto militare coinvolto è Antonio Tamburrino, cui la procura ha attribuito la ricettazione del video su Marrazzo, filmato che, nelle intenzione degli altri colleghi, una volta messo sul mercato, avrebbe fruttato tanti soldi. Testini deve rispondere anche di omicidio volontario pluriaggravato in relazione alla morte del pusher Cafasso (già informatore dei carabinieri), avvenuta tra l’11 e il 12 settembre del 2009, in una camera dell’Hotel Romolus in via Salaria. Secondo i pm, Testini, “al fine di procurare a sè e ai suoi complici Simeone e Tagliente l’impunità, cagionava la morte di Cafasso cedendogli un quantitativo di sostanza stupefacente consistente in una miscela di eroina e cocaina. Con le aggravanti di avere agito con premeditazione”.

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di Antonio Formisano
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