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“Mai una reazione. E di Mez non ha mai parlato”

Caso Meredith, parla la guardia di Amanda: “Era una regina di ghiaccio”


Caso Meredith, parla la guardia di Amanda: “Era una regina di ghiaccio”
05/05/2013, 12:03

Di Amanda Knox, coinvolta nell’omicidio di Meredith, ormai si sa tutto, ad eccezione del periodo trascorso in carcere. Ma solo per ora. L’autobiografia “Waiting to be heard”, infatti, racconta i singoli istanti trascorsi dietro le sbarre, accusata di aver ucciso la giovane Mez. Dalle prime anticipazioni emergono casi di molestie e atteggiamenti sconvenienti da parte delle guardie penitenziarie.
E proprio una delle guardie di Amanda, intervistata dal quotidiano inglese Daily Mail ha cercato di fare luce sulla detenuta Amanda. Angela Antonelli è una secondina in pensione e Amanda l’ha conosciuta bene, ha passato con lei giornate intere e una cosa l’ha colpita: “Non ha mai pianto, altri detenuti urlano di essere innocenti, di soffrire, di non poter andare avanti in quel modo. Lei no, non ha mai mostrato la minima reazione”.
Solo i libri,il diario e le lettere erano in grado di suscitare in lei delle reazioni. Almeno così sostiene la secondina che dichiara: “L’unica volta in cui l’ho vista nervosa era quando aspettava il secondo libro di Harry Potter, era veramente ansiosa di ricevere il pacco inviatole dalla madre”. “Viveva attraverso i suoi libri, grazie alla lettura si lasciava trasportare via da quel posto”.
“Se ne stava sempre per conto suo, racconta la Antonelli, gli altri socializzavano, scambiavano qualche parola, condividevano piccole cose per tentare di sopravvivere al tempo che dietro le sbarre sembra non passare mai. Amanda, invece, alla compagnia delle persone preferiva il suo diario, che aggiornava di continuo”. “Dal mio punto di vista si comportava come se si sentisse superiore agli altri, li guardava dall’alto al basso”, dice l'ex guardia.
La Antonelli, però, nonostante il carattere di Amanda era riuscita a stringere con lei un vero legame: “Sarà perché avevo un approccio materno, cercava di avvicinarsi a me, ma io mantenevo le distanze, precisa l’ex secondina.A volte mi ricordava quasi un vampiro, con la sua forte personalità tentava di assorbire le mie emozioni”.
“Era diversa dalle altre ragazze della sua età che erano in prigione. Era molto determinata, come se fosse costantemente nel mezzo di un colloquio di lavoro, cercava sempre di mostrare il lato migliore si sé” prosegue la donna, “Ma non era vanitosa, tanti si stupivano che non prestasse attenzione al suo aspetto”.

 

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di Erika Noschese
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