Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Accolto il ricorso presentato dalla procura generale

Caso Parmalat, Riesame: Tanzi ha i soldi per la latitanza


Caso Parmalat, Riesame: Tanzi ha i soldi per la latitanza
12/10/2010, 19:10

MILANO - Con un ribaltamento totale della sentenza emanata dalla Corte D'Appello, il tribunale del Riesame di Milano ha deciso che Callisto Tanzi deve tornare in carcere. Motivo? L'ex imprenditore avrebbe i soldi necessari per fuggire e pagarsi una lunga latitanza. I giudici del Riesame hanno così accolto il ricorso presentato dalla procura e dalla procura generale ed è ora in attesa del pronunciamento definitivo della Suprema Corte.
Tanzi, infatti, a causa del ricorso già preparato dalla difesa ed indirizzato alla Cassazione, resterà libero fin quando i giudici dell'ultimo grado di giudizio non si saranno pronunciati con una sentenza definitiva.
L'ex numero uno della Parmalat, condannato a 10 anni per agiotaggio dovuto al crack della nota azienda romagnola, si era inoltre visto condannare dalla procura generale di Milano al pagamento di una previsionale che superava i 100 milioni di euro come risarcimento per i numerosi risparmiatori truffati.

IL PARERE DEI MAGISTRATI
Come già precisato, dunque, per i magistrari del tribunale del Riesame, Tanzi "dispone verosimilmente di ingenti somme finanziarie all’estero che gli consentirebbero una lunga latitanza" e, per tale ragione, deve tornare in stato di prigionia prima possibile. Anche perchè, sempre secondo i giudici, il pericolo di una fuga del condannato è reale;"soprattutto adesso, in prossimità di sentenze che stanno per diventare definitive". Come si legge testualmente anche sul Corriere della Sera, inoltre, i pm "ricordano che Tanzi ha avuto anche due condanne a Parma per truffa e altri reati a sette e otto mesi attraverso il patteggiamento e che è in corso sempre a Parma il processo per bancarotta".
Del resto, ai tempi del suo primo arresto, come ricordano anche gli inquirenti, l'imprenditore si recò immediatamente in Ecuador per motivi che ancora oggi restano del tutto ignoti. Ci sarebbero poi dei quadri di valore che sono stati letteralmente nascosti nei mesi scorsi e che, secondo la testimonianza (che non ha convinto) fornita durante l'udienza, sono finiti in via cautelativa nei depositi di alcuni parenti.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©