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Il pubblico ministero: anch'io commisi un errore...

Caso Ruby, Fiorillo: "Dietro parole Maroni forse ragion di Stato"


Caso Ruby, Fiorillo: 'Dietro parole Maroni forse ragion di Stato'
14/11/2010, 18:11

MILANO - Un errore, quella notte di fine maggio, lo commise anche lei: "Avrei dovuto insistere sulle mie disposizioni e non l’ho fatto". E per quanto riguarda la querelle col ministro Maroni, crede che a motivare le dichiarazioni del titolare del dicastero dell’Interno sia stata “una ragion di Stato”. “In questura hanno fatto quello che volevano loro - aggiunge - E’ vero, mi hanno ascoltata, e con ciò? Ma poi hanno fatto quello che volevano loro”. E’ un fiume in piena il pubblico ministero, Annamaria Fiorillo, del tribunale dei Minori di Milano. Durante la trasmissione di Lucia Annunciata '1/2 h' in onda su Rai Tre, intervenuta in merito al fermo della giovane marocchina Ruby, si sfoga vuotando il sacco su quella vicenda che getta nuovamente in premier Silvio Berlusconi in un “sexgate” all’italiana su cui aleggia l’ombra dei festini a luci rosse con minorenni. "Quando mi fu ripetuto dell'illustre parentela di Ruby - ha raccontato ancora Fiorillo, riferendosi al fatto che la giovane venne accostata al presidente egoziano Mubarak  - risposi verifichiamola. Se ne abbiamo certezza e c'è questa persona che chiede la minore in affido allora accertiamo la sua identita' e poi procediamo".
Il pubblico ministero inoltre analizza le dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni: secondo Fiorillo infatti potrebbe essere stata “una ragion di Stato” a portare il titolare del dicastero ad affermare davanti alle Camere che la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando Ruby venne accompagnata in Questura e poi affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti, tutto avvenne in modo regolare e con l'ok della pm della Procura dei minorenni in merito all'autorizzazione all'affido. “Non sono in grado di valutare se c'è buonafede o malafede. Non mi compete assolutamente questo aspetto. Però osservo - ha proseguito - che ognuno di noi ha la responsabilità del ruolo che sta rivestendo e in quel momento il ministro parlava come un membro del governo quindi rispetto a questa cosa avrà le sue responsabilità politiche ma anche delle ragioni politiche. Potrebbe essere, chiamandola in modo molto generico, una ragion di Stato”. “Ma io penso - ha detto ancora il pm - che qualunque ragione per quanto grande e importante sia, non può essere così assorbente da consentire la violazione della legalità”.

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di Davide Gambardella
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