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Il nuovo testimone è un ex tuttofare di Anemone

Caso Scajola: sbuca un superteste, coinvolti altri ministri


Caso Scajola: sbuca un superteste, coinvolti altri ministri
01/05/2010, 09:05

ROMA - Laid Ben Fathi Hidri; potrebbe essere questo il nome del superteste capace di trascinare nel baratro Claudio Scajola ed altri ministri. L'uomo, un cittadino tunisino sposatosi con una donna italiana, ha infatti raccontato tutti i suoi strettissimi rapporti con Diego AnemoneAngelo Balducci e con i torbidi traffici dei due. Fathi cita, oltre a Scajola, anche Pietro Lunardi; responsabile delle infrastrutture durante il governo Berlusconi.
"Per conto di Diego Anemone e Angelo Balducci ho avuto, nel tempo, rapporti con soggetti importanti, alcuni dei quali ministri. A loro, per conto di Anemone e Balducci, consegnavo messaggi e buste". Tra le "buste" consegnate ci sarebbe dunque anche quella contenente una cospicua provvista in contanti data nel 2004 all'architetto Angelo Zampolini per la costruzione della casa del ministro Scajola.
Come si legge su Repubblica, la storia del supertestimone si è aperta agli inquirenti qualche mese fa; quando una lettera anonima è arrivata alla procura di Firenze ed alla Redazione di "La Repubblica". All'interno dell'epistola, "scritta in corsivo rotondo e con un italiano incerto", si faceva proprio il nome del tunisino e si invitava vivamente le autorità a rintracciarlo per ottenere informazioni fondamentali riguardo gli illeciti della "cricca" Anemone.
Così Fathì è stato trovato e, dopo una lunga opera di pressione, pare abbia vuotato il sacco: l'incontro tra lui ed Angelo Balducci avviene nel 1990. L'allora già influente funzionario pubblico lo assume praticamente subito come autista e tuttofare. Lo straniero comincia a guadagnare bene visto che, come si legge anche sui verbali redatti dai Pm di Firenze "viene retribuito da imprese che lavorano negli appalti concessi da Balducci". Dieci anni dopo l'incontro decisivo con Anemone ed il definitivo "salto di qualità". Come si apprende dalla lettera anonima, infatti, "Fathi diventa l'uomo di fiducia e il referente di tutti i contatti politici, di destra e di sinistra, per la distribuzione di tangenti. Compresi cardinali e prelati". In tal modo, dunque "Ha accesso alle agende personali di Anemone con migliaia di telefoni riservati". A questo punto il Ros di Firenze procede alle indagini per verficare la fondatezza della soffiata e ne accerta la veridicità insieme ai magistrati di Firenze e Perugia.
Fathì aveva infatti la delega per operare su determinati conti bancari di Anemone (tra cui quello della filiale-forziere "Banca delle Marche"). In pratica, il tunisino, quando necessario, veniva mandato dall'imprenditore tuttofare direttamente in banca a prelevare contante e, successivamente, gli veniva indicata l'alta personalità pubblica alla quale avrebbe dovuto consegnare la tangente. Tra queste, anche stando alle intercettazioni della procura fiorentina, spicca Pietro Lunardi (al quale Anomone ristrutturerà poi la cascina di campagna).
Ciò che sembra oramai accertato, poi, è che nel 2004 è lo stesso Fathi a consegnare un "bustone" da 500.000 euro all'architetto Zampolini. Come si legge su La Repubblica "Il tunisino ha prelevato quel denaro in una prima banca, per poi cambiarlo in banconote di grosso taglio in un secondo istituto, in via Monteleone" . A confermare in fruttuosi incontri è lo stesso archietto durante l'interrogatorio:"Il contante di Anemone che dovevo cambiare in assegni circolari mi veniva normalmente consegnato dalla sua segretaria, dai suoi autisti, o da tale Fathi".
I 500 mila, come stato oramai accertato, finiranno alla Deutsche Bank di Largo Argentina dove, dopo essersi aggiunti ai 400 mila già presenti, saranno poi tramutati negli oramai famosi 80 assegni staccati per la dimora capitolina di Scajola. Quella di Zampolini è in pratica l'ultima operazione importante del tunisino. Nell'ottobre del 2004, infatti, si sviluppa la rottura con Balducci ed Anemone che, dopo avergli promesso la direzione del "Salaria Sport Village", lo scaricano clamorosamente. Così Fathi trafuga da uno dei conti di Anemone 200 mila euro e ritorna in Tunisia. I due imprenditori, come intuibile, non lo denunciano ma lo cercano ininterrottamente per due anni; fin quando non lo ritrovano in Italia. Balducci gli promette addirittura una nuova vita nel suo paese d'origine come direttori di importanti ristoranti mentre, il "derubato" Anemone, lo trascina in tribunale. In quella sede l'immigrato patteggia una pena per "appropriazione indebita" e resta nell'ombra fino al giorno in cui giornalisti di Repubblica ed autorità non ricevono la lettera anonima.

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di Germano Milite
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