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Cosima e Sabrina: peggiora la loro posizione

Caso scazzi: in 100 pagine le ragioni del “no” alla libertà


Caso scazzi: in 100 pagine le ragioni del “no” alla libertà
05/07/2011, 11:07

Sono 100 pagine che ribadiscono tre concetti: primo, Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri hanno fornito agli inquirenti un alibi falso. Secondo, il racconto del presunto sequestro in strada di Sarah Scazzi fatto dal fioraio Giovanni Buccolieri è verosimile, ed è invece “sospetta” quanto “inverosimile e infondata” la sua ritrattazione. Terzo, Sabrina ha più volte anche tentato di depistare gli inquirenti per allontanare i sospetti sulla sua famiglia.
Questo è quanto hanno scritto i giudici del Tribunale del Riesame di Taranto, depositando l’ordinanza con le motivazioni del “no”, espresso il 20 giugno scorso, alla scarcerazione di Cosima e Sabrina, chiesta dai difensori delle due donne. Si tratta di 100 pagine che piovono come un altro pesante mattone, a 48 ore di distanza dalla chiusura delle indagini preliminari sull’omicidio.
Decine di pagine dell’ordinanza sono dedicate al racconto del fioraio sul presunto sequestro di Sarah il 26 agosto 2010, poco prima dell’uccisione della quindicenne di Avetrana. Un racconto verbalizzato dinanzi agli inquirenti il 9 aprile scorso e ritrattato due giorni dopo, facendo passare Buccolieri da testimone ad indagato per false dichiarazioni al pm. Il racconto, scrivono tra l’altro i giudici, è “dettagliatissimo”, e di dettagli ne vengono individuati ben 17, snocciolati uno dopo l’altro nell’ordinanza. Si passa da “il colore, la marca e il modello della vettura della Serrano”, che sarebbe stata vista dal fioraio (a bordo, sul sedile posteriore, ci sarebbe stata accovacciata una figura femminile simile come sagoma a Sabrina), allo “stato d’animo e l’atteggiamento del corpo di Sarah”, descritto minuziosamente dal fioraio.
Cosima e Sabrina, scrivono ancora i giudici, hanno anche fornito agli inquirenti un alibi falso in più punti. Sabrina, in particolare, avrebbe tentato di depistare gli inquirenti per allontanare possibili sospetti sulla sua famiglia. Ad esempio “ha fatto di tutto - è scritto nell’ordinanza – affinchè gli inquirenti non venissero a conoscenza dello stato d’animo della vittima, e ciò anche attraverso un utilizzo artatamente distorto delle dichiarazioni rilasciate ai mezzi di informazione”. Cosima e Sabrina, concludono i giudici, devono rimanere in carcere.

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di AnFo
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