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Caso Varriale, esposto al Pg Fuzio contro pm di Napoli

Accuse a Brunetti: “Sentì gli indagati senza difensore”

Caso Varriale, esposto al Pg Fuzio contro pm di Napoli
22/05/2018, 11:33

COMUNICATO STAMPA

SUL QUOTIDIANO “IL DUBBIO” DI OGGI IN PRIMO PIANO LE BATTAGLIE  LEGALI DELL’AVVOCATO VARRIALE ED IL RECENTE ESPOSTO AL CSM

 
Il Dubbio pubblica oggi un dettagliato articolo nel quale vengono ricostruite le battaglie giudiziarie dell’avvocato Lucio Varriale, opinionista di Julie Italia molto seguito dal grande pubblico televisivo per le sue interviste irriverenti del potere ed in difesa dei diritti negati.

Un focus particolare il quotidiano diretto da Piero Sansonetti lo dedica al recente esposto rivolto dal legale al Consiglio Superiore della Magistratura per denunciare le gravi violazioni di legge emerse durante il processo in corso per i fatti della cosiddetta Telegomorra, vale a dire i miliardi di euro di denaro pubblico sottratti per anni da esponenti dei clan camorristici attraverso la compravendita illegale di frequenze televisive e il business propagandistico dei neomelodici, grazie alle complicità diffuse tra i “controllori”. Tutte denunce di fuoco portate avanti dall’avvocato Varriale fin dal 2007, ma affossate dallo stesso pubblico ministero, oggi denunciato al CSM, che non solo archiviava quei documentati esposti, ma attraverso interrogatori di soggetti indagati, ascoltati contra legem senza difensore, come persone informate sui fatti, costruiva teoremi accusatori contro i denuncianti (Varriale ed i suoi assistiti), utilizzando quelle stesse verbalizzazioni illegittime, rese peraltro dai soggetti che erano stati denunciati, molti dei quali oggi sottoposti a pesanti misure cautelari (basti ricordare la condanna definitiva a 5 anni per estorsione che Nicola Turco sta scontando in carcere) in quanto ritenuti personaggi del milieu camorristico. Un caso, quindi, ben più grave di quello (l’interrogatorio del consigliere di Palazzo Chigi Vannoni) per il quale è sotto processo disciplinare dinanzi al CSM il pm Woodcock.

Il proscioglimento degli artefici di Telegomorra è costato ai cittadini miliardi di euro persi negli anni del predominio di Telegomorra ed ha consentito loro di reiterare impunemente i reati fino al 2018, allorquando la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha sequestrato 41mln di euro, con le relative aziende, a Pasquale Piccirillo, frutto di quei reati denunciati dall’avvocato Varriale e dai suoi assistiti e affossati dalla Guardia di Finanza dell’editoria di Napoli.

Nel dibattimento, gli stessi criminali prosciolti, chiamati come testi del pm, non hanno esitato a reiterare minacce ed avvertimenti di stampo camorristico contro l’avvocato Varriale ed i suoi assistiti, confermando per i numerosi “non ricordo” e contraddizioni il sistema criminale adottato.

«Non è la prima volta - conclude il cronista del Dubbio, Errico Novi - che Varriale, in questa aggrovigliata epopea, ingaggia dispute con poteri deviati. Certo è che oggi se l’etere campano è libero da presenze sospette il merito è anche un po’ suo, non solo della svolta digitale».

Julie Italia - redazione


Dall’edizione odierna de “Il Dubbio”: 

All’avvocato Lucio Varriale, quando si materializza nel Palazzo di giustizia partenopeo, i colleghi fanno la “ola”: per la simpatia ma anche per il piglio da combattente. È stato un pioniere dell’emittenza locale con una storica tv, Telelibera, e ha edito un periodico divenuto un piccolo caso nazionale, La voce delle voci. Cedute le attività da tycoon, ha continuato a occuparsene, come legale, in una terribile guerra con altri editori campani, alcuni dei quali tuttora in carcere in seguito alle sue denunce. Gli strascichi di quei conflitti sono arrivati al Csm: è dello scorso 9 maggio, infatti, un esposto con cui il professionista napoletano chiede al pg della Cassazione Riccardo Fuzio di aprire un procedimento nei confronti di un sostiututo della Procura di Napoli, Valter Brunetti. L’accusa: in un’indagine chiusa con il rinvio a giudizio di Varriale, Brunetti avrebbe sentito, come persone informate dei fatti, dei soggetti indagati in un procedimento collegato, anziché raccoglierne le dichiarazioni alla presenza del difensore. Un presunto illecito analogo a quello per il quale Woodcock è tuttora sotto “processo” alla sezione disciplinare del Csm.

La storia è intricata. E paradossale. A fine anni 2000 Varriale riesce a mandare a processo amministratori e consulenti di alcune emittenti tv campane “minori”: Telemiracoli, Televolla, Tele centro storico.

Marchi dall’audience minima che diffondono più che altro video di neomelodici, alcuni dei quali coinvolti in indagini di camorra, utilizzano frequenze militari e installano ripetitori abusivi. Anche grazie alle denunce di Varriale nel giro di qualche anno si viene a capo di una sorta di “Telegomorra”, con arresti e condanne definitive. Ma nel 2009, in una delle inchieste scaturite dagli esposti del legale napoletano, il pm Brunetti raccoglie dichiarazioni da alcuni indagati che accusano Varriale di reati fiscali: alla fine della fase preliminare la loro posizione è archiviata e Varriale rinviato a giudizio. Da qui l’esposto contro Brunetti. Lo scorso 18 aprile uno degli ex indagati poi prosciolti, tale Pasquale Piccirillo, è stato sentito nell’udienza del dibattimento contro Varriale: nel porgli domande, il pm Brunetti ha fatto riferimento alle dichiarazioni raccolte del 2009.

Quando l’avvocata che difende Varriale, Serena Improta, ha chiesto al teste se all’epoca di quelle “sommarie informazioni” risultasse ancora indagato, lui ha risposto ovviamente di sì. E nell’esposto al Csm la circostanza è rischiamata come presunta «conferma» dei reati contestati al pm di Napoli.

Non è la prima volta che Varriale, in questa aggrovigliata epopea, ingaggia dispute con magistrati.

Certo è che oggi se l’etere campano è libero da presenze sospette il merito è anche un po’ suo, non solo della svolta digitale.
E.N.

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di Redazione
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