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Si prospetta nuovo processo per Vincenzo Nespoli

Cassazione: imporre raccomandati può essere concussione


Cassazione: imporre raccomandati può essere concussione
09/10/2009, 17:10

Sfruttare la propria posizione per condizionare assunzioni clientelari è paragonabile ad una tentata concussione, anche nel caso in cui chi chiede il ‘favore’ non è poi in grado di mettere in pratica le ‘minacce’ con le quali esercitano pressioni sui datori di lavoro ai quali raccomandano i propri ‘protetti’. E’ quanto sottolinea la Cassazione (sentenza 38617), annullando l’assoluzione dell’ex presidente del consiglio comunale di Afragola (Napoli), Vincenzo Nespoli. Quest’ultimo, infatti, tra l’agosto del 1998 e il febbraio 1999 “aveva esercitato ripetute pressioni sui responsabili di un ipermercato di prossima apertura affinchè assumessero 250 persone nominativamente segnalate, prospettando implicitamente, in caso contrario, la frapposizione di ostacoli all’avvio operativo della struttura commerciale”. Giudicato in primo grado, Nespoli era stato condannato dal Tribunale di Napoli, nel 2004, a due anni di reclusione per tentativo continuato di concussione, con la concessione delle attenuanti; successivamente, in appello nel 2007, l’uomo venne assolto con formula piena in quanto “il fatto non sussiste”: i giudici dichiararono l’imputato innocente perché, per le pressioni, si era avvalso della propria autorevolezza politica e non della carica pubblica che rivestiva, che non gli avrebbe permesso di attuare in concreto le minacce. La Cassazione, accogliendo il reclamo della Procura della Corte d’appello di Napoli, ha ordinato un nuovo processo a carico di Nespoli in quanto il reato di concussione “è configurabile anche nel caso in cui il pubblico ufficiale si attribuisca poteri estranei alla sua competenza, dato che l’abuso è riferibile anche ad atti non rientranti nella sua competenza funzionale”.

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di Nico Falco
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