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Critica alle linee guida delle strutture sanitarie

Cassazione: no alle dimissioni affrettate dei pazienti

I giudici condannano un medico di Milano

Cassazione: no alle dimissioni affrettate dei pazienti
03/03/2011, 17:03

Le dimissioni affrettate avrebbero provocato la morte di un uomo di Milano. Il paziente era stato sottoposto ad un intervento di angioplastica all'arteria anteriore per curare un infarto esteso del miocardio. Dopo poche ora dalle dimissioni dall’ospedale, l’uomo è morto. Il medico,  che aveva seguito scrupolosamente le linee guida per i professionisti medici, per la Cassazione risulta colpevole, poiché se il paziente fosse rimasto in ospedale, sarebbe sopravvissuto, poiché avrebbe ricevuto le giuste cure al momento. Secondo l’iter legislativo che si è svolto, il professionista in primo grado venne condannato a otto mesi di reclusione. Poi in appello fu assolto, poiché “il fatto non costituisce reato”, ma la Cassazione non concorda. I giudici della Cassazione si riferiscono infatti alle linee guida delle strutture sanitarie per il contenimento della spesa sanitaria, che definiscono poco chiare. I giudici bacchettano i medici, affermando che essi “hanno il dovere di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza” e che non sono tenuti al non sono tenuti "al rispetto di quelle direttive laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non possono andare esenti da colpa ove se ne lascino condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico".

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di Maria Grazia Romano
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