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Un altro pezzo della Bossi-Fini smantellato

Cassazione: no all'espulsione dell'extracomunitario con figli


Cassazione: no all'espulsione dell'extracomunitario con figli
21/01/2010, 09:01

ROMA - Ci sono leggi fatte così bene da durare decenni, mantenendo sempre intatta la loro forza. E ci sono leggi fatte così male da dover essere smantellate pezzo dopo pezzo perchè negano diritti ed equità. La Bossi-Fini, la legge italiana sull'immigrazione, appartiene senz'altro al secondo gruppo. Per cui non c'è da stupirsi che ogni volta che viene portata avanti la causa (cosa rara, perchè in genere agli extracomunitari viene di fatto negata la possibilità di ricorrere per legge, ndr), poi un pezzo o un altro della legge viene smantellato.
In questo caso è toccato alla Corte di Cassazione, che ha stabilito il divieto di espulsione per gli extracomunitari sprovvisti di permesso di soggiorno ma con figli piccoli. Tutto è nato dalla revoca del permesso temporaneo di un immigrato senza il permesso di soggiorno standard, cioè quello che è incatenato al contratto di lavoro regolare. Il provvedimento fu confermato anche in secondo grado, dalla Corte d'Appello di Milano. Ma la Cassazione ha annullato tutto, ricordando che "non c'è dubbio che per un minore, specie se in tenerissima età, subire l'allontanamento di un genitore, con conseguente impossibilità di avere rapporti con lui e di poterlo anche soltanto vedere, costituisca un sicuro danno, che può porre in serio pericolo uno sviluppo psicofisico armonico e compiuto. Né si può ritenere che l'interesse del minore venga strumentalizzato al solo fine di legittimare la presenza in Italia di soggetti privi dei requisiti dovuti". Detto in altri termini, avere un bambino da accudire non è una scusa per rimanere in Italia senza permesso di soggiorno, ma è un diritto che autorizza una deroga alla Bossi-Fini. D'altronde questo è uno dei principi della Carta di Nizza sui diritti dei bambini e sui rapporti tra genitori e figli. Un principio violato sistematicamente nei provvedimenti legislativi dei governi Berlusconi, ma che almeno la Corte di Cassazione ricorda ancora.

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di Antonio Rispoli
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