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L'unica condizione è non far riconoscere i protagonisti

Cassazione: vantarsi in campo sessuale non è reato


Cassazione: vantarsi in campo sessuale non è reato
25/06/2011, 18:06

ROMA - Vantarsi delle proprie conquiste sessuali non è reato, a condizione di conservare quel minimo di discrezione tale da non permettere che le "conquiste" siano individuabili. E' quello che ha deciso la Corte di Cassazione, giudicando il caso di un muratore 47enne residente in un Comune della Val Badia. 
Costui, ad una cena, parlando del proprio lavoro, ha menzionato un cantiere dove, usando le sue parole, "aveva unito l'utile al dilettevole", intrattenendosi in alcuni rapporti sessuali a tre con le due sorelle che abitavano in quella casa. Aveva detto i nomi di battesimo delle due persone, ma non il cognome nè dove si trovasse quella abitazione. Purtroppo a portata d'orecchio c'era un parente delle due donne, che ha subito capito a chi si riferisse l'uomo e l'ha quindi denunciato per diffamazione aggravata. Una accusa condivisa dal Giudice di Pace di Brunico, che aveva condannato il muratore.
Ma la Suprema Corte ha annullato la condanna, sostenendo che non ci può essere diffamazione, se la persona in questione non è precisamente individuabile. E, nel caso in questione, il muratore "quando aveva parlato del comportamento sessuale disinvolto nel quale si era, a suo dire, imbattuto nelle due sorelle, non aveva menzionato anche il relativo cognome e tantomeno precisato la località del cantiere". Quindi chi non le conosce, non è in grado di individuarle

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di Antonio Rispoli
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