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Insulti e parolacce ammesse ma solo tra pari grado

Cassazione: vietato dire "vaffa" al capo


Cassazione: vietato dire 'vaffa' al capo
14/06/2010, 23:06

ROMA - Ogni tanto capita di leggere qualche sentenza della Corte di Cassazione decisamente singolare e, quella che stiamo per descrivere, fa sicuramente parte della categoria "strane ma vere". In pratica, secondo i giudici della Corte, in ufficio ci si può insultare anche pensantemente e mandarsi a quel paese a cadenza regolare ma ad una condizione: che lo si faccia tra pari grado.
Soprattutto negli enti pubblici, infatti, da oggi è vietato dare dello stro... o mandare a fanc.. il proprio capo.
Come spiegano i giudici, dunque, le ingiurie in questo caso sarebbero dirette verso un "soggetto con il quale non ci si trova in posizione di parità". La sentenza, in particolare, è stata pronunciata dopo una querela sporta da una dirigente (Araianna M.) nei confronti di una sua sottoposta (Giuseppina N). Quest'ultima, difatti, dopo un alterco con la sua superiore a causa di un colloquio a suo dire troppe volte rimandato e richiesto in seguito ad uno scontro per la gestione di una pratica, ha definito la dirigente "cretina" e "stronza" e si è lasciata andare ad un fragoroso "vaffa" prima di sbattere, stizzita, la porta dell'ufficio del boss.
Giuseppina è stata così riconosciuta colpevole di ingiuria sia in primo grado (dal giudice di pace di Ascoli Piceno) che, in seconda istanza, dal tribunale ascolano. La donna aveva provato a difendersi ammettendo "l'inurbanità" delle proprie frasi ma, al contempo, appellandosi al fatto che simili definizioni fossero di uso comune e quindi decisamente poco offensive. I giudici della Corte le hanno però fatto osservare che "l'uso comune di tali espressioni ha modificato la valenza offensiva soltanto quando si collocano in un discorso che si svolge tra soggetti che si trovano in condizione di parità".
Insomma: un altro importante precedente che va decisamente a favore dei "superiori" e non permette ai dipendenti nessuno sfogo verbale violento ed a quanto pare intollerabile.

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di Germano Milite
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