Cronaca / Soldi

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Legami e infiltrazioni con camorra e malavita cinese

Cassino crocevia della contraffazione, sequestri per 150mln


Cassino crocevia della contraffazione, sequestri per 150mln
03/09/2009, 23:09

Con l’appoggio della camorra ed i giusti agganci nella malavita cinese riuscivano a far arrivare in Italia enormi quantitativi di merce contraffatta, riciclando poi il denaro per formare un vero e proprio impero. Una attività estremamente redditizia, messa in piedi, secondo gli investigatori, da Luigi Terenzio ed il figlio Vincenzo, che ieri hanno subito un sequestro di beni del valore di 150 milioni di euro. Sotto chiave sono finiti, tra gli altri, l’albergo “Auricola”, uno dei più esclusivi di Cassino, ricavato da un vecchio monastero e valutato intorno ai 70 milioni di euro, un’imbarcazione ormeggiata nel porto di Gaeta ed affittata per duemila euro al giorno: tutto intestato a prestanomi di Terenzio. Nel corso dell'operazione, che ha visto impegnati oltre cento agenti della D.I.A., sono stati sequestrati tra Roma, Cassino e Frosinone 41 unita' immobiliari, 1 albergo, 22 terreni, 10 societa', 2 imbarcazioni, 48 rapporti bancari intrattenuti con istituti di credito e intermediari finanziari operanti nella provincia di Roma e Frosinone. L’operazione, denominata “Grande Muraglia”, ha portato alla scoperta di un grosso giro di affari che aveva la sua base nel basso Lazio e che coinvolgeva diversi elementi della criminalità organizzata. I risultati dell’indagine, che avrà un seguito nei prossimi mesi, è stata illustrata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal colonnello Paolo La Forgia, comandante del centro operativo della Dia di Roma. Terenzio, nella sua attività, poteva contare sul prezioso appoggio della famiglia Giuliano, il clan un tempo egemone nel quartiere napoletano di Forcella e poi costretto a trasferirsi a Frosinone e Cassino dopo l’espansione del clan dei Mazzarella. “I Giuliano, - ha detto Paolo La Forgia in conferenza stampa, - utilizzavano proprietà ed attività dei Terenzio, in particolare capannoni industriali, per lo stoccaggio di oggetti di abbigliamento contraffatti e di strumenti tecnologici prodotti in Cina”. Terenzio, secondo gli investigatori, ha inoltre legami con la banda della Magliana, come evidenziato da alcuni collaboratori di giustizia, che hanno parlato di affari con la famiglia Nicoletti, e dei Casalesi, interessati, tramite la famiglia dei De Angelis, alla commercializzazione di automobili di grossa cilindrata. Insieme con il maxisequestro di beni per 150 milioni di euro, il tribunale di Frosinone ha imposto a Luigi Terenzio ed al figlio Vincenzo, cui i beni sono riconducibili, l'obbligo di dimora a Cassino per due anni. Entrambi erano in liberta' dopo essere finiti in carcere nel luglio del 2008, per concorso esterno in associazione mafiosa, nell'ambito dell'operazione ''Grande Muraglia'' che aveva decapitato i vertici della malavita cassinate.

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di Nico Falco
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