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Un'azienda nascerà nel terreno di Michele Zaza

Castelvolturno: da terra del boss a terra di legalità di don Diana


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Castelvolturno: da terra del boss a terra di legalità di don Diana
17/09/2010, 14:09


CASERTA - Un viaggio in quelle che furono le terre di Michele Zaza, re dei contrabbandieri partenopei negli Anni Settanta e Ottanta, nel podere di via del Cigno gestiva il più imponente stoccaggio di "bionde" scaricate dagli scafi sul vicino litorale domizio e allevava cavalli di razza. Oggi quelle stalle, quei sette ettari di terreno sono stati restituiti alla società e portano il nome "Terre di Don Peppe Diana".
Per tutta l'estate (fino alla seconda settimana di settembre) il bene confiscato gestito da Libera Caserta è stato animato dalla voglia di legalità e dalla speranza di cambiamento di giovani provenienti da tutta Italia.
A passi lenti per le pastoie burocratiche si sta approdando in questi giorni alla formazione della prima cooperativa di Libera Terra in Campania, denominata appunto Terre Don Peppe Diana (sono state già selezionate tramite bando le dieci figure lavorative), che a pieno regime dovrà produrre nel bene di via del Cigno la mozzarella di bufala della legalità. E’ già In costruzione il futuro caseificio, nelle stalle dove venivao allevati i cavalli del boss, c’è un progetto della cooperativa che vorrebbe allevare asine per ricavarne latte, molto pregiato ed adatto ai neonati, inoltre Grazie alla donazione da Pisa di oltre 5000 volumi aprirà negli stessi spazi anche una biblioteca..
Don Giuseppe Diana fu ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sua chiesa, mentre si accingeva a celebrare messa. Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese. Spietati e sanguinari, gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti d'economia legale, tanto da di, "per amore del suo popolo" don Peppe Diana aveva incitato i concittadini a non tacere, a dire baste ed a pretendere un cambiamento...
Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in momento di crisi della camorra casalese.
In un periodo di faida interna per l'egemonia dei traffici illeciti, una fazione del clan, in lotta contro l'altra, ordinò l'assassinio di don Peppe, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio.

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di Nando Cirella
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