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Arrestate 20 persone in Italia e 7 in America

Catturati tra Palermo, New York e Miami i nuovi boss di Cosa nostra


Catturati tra Palermo, New York e Miami i nuovi boss di Cosa nostra
10/03/2010, 17:03

Sembra la trama di un film hollywoodiano e invece, il blitz della polizia tra Palermo, New York e Miami, è assolutamente reale ed ha portato alla cattura di 20 persone in Italia e 7 negli Stati Uniti (guarda il video su Repubblica). L'operazione è stata portata avanti dalle nostre forze dell'ordine in collaborazione con l'Fbi e si è spostata dalla sicilia agli States e viceversa. Secondo le autorità sono stati catturati i nuovi esponenti di Cosa nostra palerminata e, al contempo, le famiglie italo-americane dei Gambino e dei Colombo.
L'aspetto "anomalo" lo ha rivelato la Procura di Palermo; seguendo le operazioni della criminalità organizzata negli ultimi mesi e scoprendo infatti che, ad oggi, a comparire nei ruoli fondamentali dell'organizzazione, sono quei cognomi considerati tra i "perdenti" della sanguinosa guerra di mafia conclusasi nei primi anni ottanta.
Fedele ed operoso tuttofare delle cosce era Roberto Settine, 41enne ufficialmente imprenditore vinicolo siciliano ma, in realtà, anello di congiuzione delle bande criminali che agiscono tra Palermo e New York. Proprio tra New York  e Miami Settine si era trasferito negli ultimi anni e, dopo essere stato a lungo pedinato ed intercettato dagli investigatori della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile guidati da Nino De Santis, ha involontariamente contribuito a fornire il quadro completo delle attività economiche dei boss: in Sicilia la mafia è tornata ad investire nel cemento, mentre, negli Usa, ha puntato molto sulla grande distribuzione.
Su La Repubblica si legge che "Settineri è stato arrestato negli Stati Uniti. A Palermo sono finiti in manette: Leonardo Algeri, Giovanni Burgarello, Andrea Casamento, Gaetano e Massimiliano Castelluccio, Massimiliano Modiglione, Gianpaolo e Gioacchino Corso, Gaetano Di Giulio, Giuseppe Di Maio, Umberto Di Cara, Claudio Faldetta, Francesco Guercio, Giuseppe Lo Bocchiaro, Salvatore Luisi, Massimo Mancino, Pietro Pilo, Girolamo Rao, Giovanni Lo Verde e Pietro Gandolfo. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni".
L'inchiesta, guidata dai sostituti procuratori della Dda di Palermo Francesca Mazzocco e Roberta Buzzolani e dal procuratore aggiunto
Ignazio De Francisci, è composta da 470 pagine nelle quali si raccolgo tutte le mosse effettuate e programmate dai clan che, da ciò che è emerso, erano pronti a riconquistare Palermo dopo i duri colpi subiti a causa del coraggioso lavoro di magistratura e forze dell'ordine. Un'operazione di rilancio di vecchi nomi noti e meno noti scoperta da polizia ed Fbi già nel febbraio del 2008.
Anche in quell'occasione Settineri era coinvolto ma, grazie a maggior perizia e maggior fortuna, riuscì a sfuggire al blitz. Quando l'imprenditore-traffichino-mafioso tornava nella sua Palermo, si vantava con amici e conoscenti:""Peccato che la settimana prossima non sarai qui, perché se no vedevi un pezzo di storia"; dichiarava infatti riferendosi agli incontri tra lui ed i principali capi-mafia americani. Dopo l'incarcerazione dei supercapi Provenzano e Riina, le cosche hanno impiegato diversi anni per riorganizzarsi e, attualmente, stanno tornando in voga coloro che erano stati "sconfitti" dai dai dui "big" di Cosa Nostra. Eppure, l'organizzazione di Provenzano, era così forte e radicata da poter muovere il corpo anche senza con la testa dietro le sbarre. Uno dei tentacoli era ed è rappresentato dal boss intorno al quale ruota attualmente l'intera operazione di polizia. L'uomo si chiama Gioacchino Corso ed era già finito in galera con l'accusa di aver favorito la latitanza di Pietro Aglieri; figlioccio proprio di Provenzano.

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di Germano Milite
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